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today12 Gennaio, 2026
Da una ricerca condotta dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, emerge che, al 31 dicembre 2024, il numero delle pensioni di invalidità erogate in Italia raggiungeva le 4.313.351 unità, delle quali 899.344 erano costituite da prestazioni previdenziali, mentre 3.414.007 risultavano di natura civile.
Nell’analizzare l’andamento di tali prestazioni, la CGIA ha rilevato come, tra il 2020 ed il 2024, quelle previdenziali siano diminuite del 14,5 % (-152.309), diversamente da quelle civili che sono aumentate del 7,4 % (+234.770). In particolare buona parte di esse (+6,2 %) sono salite tra il 2022 e il 2024.
Inoltre, si stima che, nel 2024, la spesa per le pensioni di invalidità sia stata di 34 miliardi di euro, di cui 13 a copertura delle previdenziali e 21 delle civili.
Gli analisti mestrini si sono, dunque, domandati se sussistesse una connessione tra la fine del reddito di cittadinanza ed il contestuale incremento delle pensioni di invalidità civile.
Ufficialmente – spiega l’Associazione degli artigiani veneti – le due misure rispondono a finalità distinte: il reddito di cittadinanza era stato concepito come strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità tutelano le persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute.
Comunque sia, è certo che l’abolizione del reddito di cittadinanza abbia creato problemi non indifferenti presso una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. Pertanto, in un contesto di questo genere, “l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile”.
Ovviamente, gli analisti mestrini sono ben consapevoli del fatto che dimostrare un nesso diretto risulti pressoché impossibile, sia per via della mancanza di dati comparabili, che per la complessità della tematica, che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Ciò nonostante, dall’indagine in questione, affiora un certo dubbio che, tra i due fenomeni, vi sia stata una qualche connessione, specialmente in alcune aree del Paese.
Più in dettaglio, concentrando l’attenzione sulle pensioni di invalidità civile, la macroarea che tra il 2020 e il 2024 ha visto aumentare maggiormente il numero delle prestazioni è risultata essere quella del Mezzogiorno, che ha fatto segnare una crescita del +8,4 % (+124.933 assegni).
Sempre in quest’area geografica, tra il 2022 e il 2024, l’incremento è stato del 7,2 %, e nessun’altra zona del Paese ha registrato aumenti così rilevanti. Tra l’altro, mentre nel Mezzogiorno è presente una popolazione di 19,7 milioni di persone, nel Nord si raggiungono i 26,3 milioni: eppure, il Sud Italia conta 500mila invalidi civili in più rispetto al Settentrione.
A questo punto, la CGIA ha cercato di stabilire quanto possano costare al Paese le pensioni di invalidità false. Sebbene non siano disponibili dati ufficiali, alcuni studi specifici hanno segnalato che in Italia le truffe nel settore pensionistico ammonterebbero a decine di milioni di euro all’anno.
A questo proposito, l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha segnalato come, nel periodo dal 1° gennaio 2020 ad agosto 2021, la Guardia di Finanza abbia accertato frodi nel comparto previdenziale per un ammontare di quasi 48 milioni di euro.
In generale, la regione con l’incidenza più elevata delle prestazioni di invalidità complessive sul totale abitanti è la Calabria (13,2 %). Seguono Puglia (11,6 %), Umbria (11,3 %) e Sardegna (10,7 %). I valori più bassi si registrano in Piemonte, Lombardia e Veneto (5,1 %).
A livello provinciale spicca Reggio Calabria con 14,99 prestazioni ogni 100 abitanti, seguita da Lecce (14,24) e Crotone (13,88). Al contrario, le province meno coinvolte sono Trieste (4,39 %), Firenze (4,12 %) e Prato (3,89 %).
Se si punta l’obiettivo sulla spesa complessiva del 2024, si scopre che solo per le pensioni agli invalidi civili l’importo totale è stato di 21 miliardi di euro, dei quali il 46,6 % è stato distribuito nel Mezzogiorno.
L’importo annuale più elevato, 2,73 miliardi, è stato corrisposto alla Campania. Seguono Lombardia (2,67 miliardi) e Lazio (2,38 miliardi). L’importo mensile medio nazionale è stato di 501 euro.
Infine, la CGIA segnala che, tra il 2020 e il 2024, la regione con l’incremento percentuale più elevato è stata la Puglia (+14,1 %), seguita da Basilicata (+12,2 %) e Calabria (+11,9 %). Gli aumenti più contenuti si sono registrati in Toscana (+2,7 %) e Friuli Venezia Giulia (+2,6 %).
Scritto da: Ferruccio Bovio
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