Economia

Cresce a rilento la ricchezza delle famiglie italiane

today5 Gennaio, 2026

Sfondo

Un’analisi pubblicata dal Fondazione FIBA della First – Cisl (la Federazione Italiana Reti Servizi del Terziario aderente alla Cisl) rivela che, negli ultimi tredici anni, la ricchezza delle famiglie ha fatto registrare una crescita insufficiente. L’aumento è, infatti, avvenuto in maniera meno rapida rispetto alla media della Zona euro, allontanandosi progressivamente da quelli riscontrati, ad esempio, in Francia ed in Germania.

Il confronto europeo: Italia in ritardo

Lo studio in questione rileva, infatti, che, dal dicembre 2012 al giugno 2025, la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è aumentata di circa il 20,6%, contro il 45,1% raggiunto da quelle francesi ed il 108,2% da quelle tedesche, mentre la media dell’Area Euro si è attestata al 66,2%.

Inoltre, se si considera l’andamento dell’inflazione – che nello stesso periodo preso in esame ha fatto segnare un indice pari a 1,22 – allora la crescita nominale italiana si traduce in una perdita secca di circa il 2% in termini reali. Il che significa che il potere d’acquisto delle nostre famiglie non solo non è salito, ma si è addirittura lievemente ridotto.

Ricchezza complessiva e indebitamento

Nel complesso – spiega First – Cisl – a metà del 2025, la ricchezza dei nuclei familiari italiani è stimata in 10.9991,5 miliardi di euro e rappresenta il 16,6% di quella complessiva della Zona Euro: in calo cioè, rispetto al 22,9% che raggiungeva, invece, nel 2012.

Nel frattempo, il loro indebitamento – pari a 792,3 miliardi – è cresciuto del 13,3%: molto meno, quindi, rispetto al + 27,9% della media dei Paesi euro ed al + 39,5% della Germania e al + 52,6% della Francia.

Un aspetto, quest’ultimo, che, pur confermando una certa attitudine alla prudenza finanziaria, non è, comunque, risultato sufficiente per mettere in cassaforte il divario positivo che il Bel Paese aveva, in passato, sulla ricchezza media per famiglia. Ed a questo proposito, basti pensare al fatto che, nel 2012, le famiglie italiane avevano mediamente un patrimonio superiore a quello francese e tedesco: stiamo cioè, parlando di 375,6 mila euro contro, rispettivamente, 325,1 mila e 228,5 mila euro.

Il sorpasso di Francia e Germania sulla ricchezza media

Purtroppo però, a metà del 2025, la situazione appare notevolmente mutata, con la ricchezza media che, per le famiglie italiane si attesta a 438,7 mila euro, segnalandosi così leggermente inferiore rispetto a quella delle famiglie francesi (442,2 mila euro) e sensibilmente più lontana da quelle tedesche (461,6 mila euro).

La concentrazione della ricchezza

A livello, invece, di distribuzione della ricchezza in Italia, l’analisi First – Cisl segnala il verificarsi di un fenomeno di concentrazione crescente della ricchezza stessa, con il 50% della popolazione meno agiata che detiene appena il 7,4% del patrimonio complessivo, mentre un altro 10% più abbiente ne controlla il 59,9%.

Ed ancora più rilevante è il dato relativo al 5% più ricco, che arriva a disporre di oltre il 49,4% della ricchezza complessiva. Ci troviamo, pertanto, in presenza del livello di concentrazione più elevato tra i grandi Paesi europei, superato soltanto da Austria, Croazia e Lituania.

Una società sempre più polarizzata

Lo scenario che emerge da questa ricerca è, dunque, quello di una società che sta andando verso una polarizzazione crescente di ricchezza nelle mani di una minoranza, cui corrisponde una progressiva riduzione della quota che resta a disposizione per le restanti fasce di popolazione.

In crisi il mito degli italiani “risparmiatori”

Tra l’altro – scrive sempre la Fisrt – Cisl – ad entrare in crisi è stato pure il tradizionale mito degli Italiani, intesi come popolo di risparmiatori. I dati Eurostat mostrano, infatti, come il tasso di risparmio lordo delle famiglie – già oramai leggermente più basso all’inizio del periodo considerato – sia è cresciuto in Italia meno della media europea in generale: tanto è vero che, a giugno del 2025, il dato italiano (12,3%) è risultato sensibilmente inferiore sia a quello medio dell’area euro (15,4%), che a quelli di Germania (19,2%) e Francia (18,7%).

E si tratta di una differenza che riflette la disponibilità di redditi più ridotti e l’incidenza di un’ inflazione che ha eroso la capacità di accumulo ed ha generato un graduale restringimento dei margini finanziari delle famiglie.

Le proposte della First – Cisl

Nel commentare quanto è affiorato dall’analisi svolta, la First – Cisl ha richiamato l’esigenza di politiche innovative, che siano “capaci di coniugare competitività e crescita della ricchezza delle famiglie, con particolare attenzione alla riduzione delle disuguaglianze”.

In particolare, l’Organizzazione sindacale che raggruppa i lavoratori delle banche, delle assicurazioni, della riscossione e delle authority, sottolinea come occorrano “investimenti ingenti per vincere la sfida delle molteplici e contestuali trasformazioni in atto”, incentivando il ruolo centrale del risparmio “che va canalizzato verso l’economia reale”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

Commenti post (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *