Economia

Cala lo spreco alimentare in Italia, ma l’obbiettivo ONU è ancora lontano

today4 Febbraio, 2026

Sfondo

Dal rapporto “Il caso Italia” – pubblicato da Waste Watcher International in occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (in calendario per il 5 febbraio) – emerge che, rispetto all’anno precedente, nel 2025 il cibo finito nelle spazzature italiane è calato del 10%.

Infatti, dal febbraio 2025, nel nostro Paese, lo spreco è diminuito di 63,9 grammi, arrivando così ad attestarsi a 554 grammi pro capite settimanali. Si tratta di un dato piuttosto incoraggiante, anche se ancora molto lontano rispetto all’obbiettivo fissato dall’ ONU per il 2030, che è quello di ridurre lo spreco del 50%.

Un popolo solo parzialmente virtuoso

Pertanto, secondo l’Osservatorio di Waste Watcher, gli Italiani, per ora, costituiscono un popolo soltanto parzialmente virtuoso, poiché la quantità di alimenti che sono soliti buttare via è ancora decisamente significativa: tanto è vero che si traduce in un valore di circa 7 miliardi di euro.

A trainare gradualmente l’Italia verso su questo percorso migliorativo, sono le famiglie boomer – e cioè, quelle composte da persone nate tra il 1946 ed il 1964 – le quali sprecano 352 grammi a settimana, mentre stenta ancora notevolmente a delinearsi un contributo importante da parte dei giovani della Generazione Z (nati tra il 1996 ed il 2010) che, infatti, fanno registrare i loro sprechi settimanali a quota 799 grammi.

L’intelligenza intergenerazionale come chiave del cambiamento

Tuttavia – sempre secondo gli analisti dell’Osservatorio – è proprio dal relazionarsi tra queste due generazioni che si possono porre le basi per vincere seriamente la sfida dello spreco alimentare. Questo perché i boomer costituiscono oggi “la locomotiva della prevenzione”, mentre la generazione Z – sebbene più fragile sul piano organizzativo – possiede, comunque, “un capitale decisivo”, che risiede nella “padronanza degli strumenti digitali e nella disponibilità al cambiamento”.

Esperienza e tecnologia per dimezzare lo spreco

Ed è proprio da questi due presupposti che può nascere quella che l’Osservatorio definisce “l’intelligenza intergenerazionale”, nel momento in cui “l’esperienza incontra la tecnologia e quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani”. Di conseguenza – argomenta Waste Watcher – soltanto favorendo questo tipo di scambio sarà realmente possibile dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni.

Lo spreco complessivo lungo la filiera alimentare

Ma se i risultati stanno a testimoniare che i cittadini italiani sono migliorati (sprecando 79,14 grammi ogni giorno a testa), la somma delle perdite e degli sprechi alimentari totali tocca, comunque, ancora un picco impressionante. Complessivamente, tutta la filiera del cibo sprecato (più di 5 milioni di tonnellate) vale, in Italia, oltre 13 miliardi e mezzo di euro.

Dove e quanto si spreca in Italia

Di questi, circa 7,3 miliardi di euro vanno attribuiti agli sprechi casalinghi, quasi 4 miliardi alla distribuzione, oltre 862 milioni all’industria ed un ulteriore miliardo ai campi. Più in dettaglio, nel nostro Paese si spreca meno al Nord (516 g -7%), più al Sud (591,2 g +7%) e poco più al Centro (570,8 g +3%). Inoltre, sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).

A guidare la classifica dei cibi più sprecati troviamo la frutta fresca (22,2 g), seguita dalla verdura fresca (20,6 g), dal pane fresco (19,6 g), dall’insalata (18,8 g) e da cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).

Il problema crescente dell’insicurezza alimentare

Il rapporto si sofferma poi ad analizzare anche il problema dell’insicurezza alimentare, che misura la difficoltà di accesso ad un cibo sufficiente, sicuro e nutriente. I nuovi dati segnalano un rilevante aumento nell’allarme sociale nel 2026, con l’indice che sale a 14,36, confermandosi come un fenomeno strutturale e non marginale.

In particolare, l’insicurezza alimentare aumenta nel Mezzogiorno del 28% e, tra la Generazione Z, sale addirittura del 50%. Infine, il Rapporto mette in luce anche il fatto che, nel 2026, è prevista una significativa evoluzione del costume sociale nei luoghi di ristorazione. Otto italiani su dieci non sprecheranno il cibo al ristorante, perché lo consumeranno tutto oppure porteranno a casa gli avanzi. Il 93% dei clienti riceve ormai il contenitore per portare a casa il cibo e non si vergogna più di farlo.

Il Donometro e la digitalizzazione delle donazioni

In questo contesto si è sviluppato il Donometro, la prima app ideata per facilitare la donazione delle eccedenze alimentari da parte di pubblici esercizi a enti del Terzo Settore. Attraverso questa piattaforma, l’esercente può registrare e confermare la donazione con pochi clic, mentre l’associazione beneficiaria riceve una notifica immediata e può organizzare il ritiro e l’archiviazione digitale.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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