Economia

Un nuovo Rapporto sul valore economico e sociale dell’industria alimentare italiana

today8 Aprile, 2026

Sfondo

Dal Rapporto “Il valore economico e sociale dell’industria alimentare italiana”, che è stato recentemente presentato da Federalimentare – Censis, è emerso come la nostra industria alimentare, con i suoi 179 miliardi di euro di fatturato annuo, 60 mila imprese, 464 mila addetti e oltre 50 miliardi di export in valore in un anno, rappresenti una componente di primo piano dell’interesse nazionale.

Infatti, oltre a generare prodotti e occupazione (ed a esprimere, quindi, anche un forte potenziale economico), l’industria alimentare, con la sua attività, contribuisce pure al benessere psicofisico e alla qualità della vita degli cittadini, confermando così anche il suo elevato valore sociale.

Il ruolo nella filiera del food

Risulta poi anche essere una protagonista di assoluta importanza all’interno della filiera del food italiano, che ha un fatturato totale di 607 miliardi di euro (con 1,3 milioni di imprese, 3,6 milioni di addetti) e che costituisce, dunque, un patrimonio di interesse nazionale.

Non a caso, nelle graduatorie dei settori manifatturieri italiani, l’industria alimentare è quella che figura al primo posto per fatturato ed al secondo per quanto riguarda il numero di imprese, per gli addetti e per l’export in valore.

Crescita e dati economici

In dieci anni il fatturato ha fatto segnare, in termini reali, un incremento del 24,7%, il numero di addetti del 12,2% e il valore delle esportazioni del 60,3%.
Inoltre, l’industria alimentare risponde a una spesa interna che, come quota del totale della spesa, è in Italia pari al 16,6% (e cioè, come la Spagna), superiore a Francia (15,7%), Paesi Bassi (13,9%), Germania (13,4%) ed alla media della Ue a 27 Paesi (16,1%).

Il Rapporto rivela poi che l’86,4% degli Italiani dichiara di avere fiducia nell’industria alimentare nazionale: e si tratta di una fiducia trasversale, che coinvolge il 93,8% degli anziani, l’84,2% degli adulti e l’81,6% dei più giovani.

Fiducia, qualità e Made in Italy

La ricerca Federalimentare-CENSIS evidenzia, inoltre, la riconoscibilità dell’origine localistica, territoriale di marchi e prodotti, che va di pari passo con la vocazione a conquistare i mercati con il Made in Italy.

Non a caso, il 78,3% degli intervistati valuta in modo molto positivo il fatto che gli stabilimenti dell’industria alimentare siano localizzati in Italia.

Il 90,7% degli Italiani dice che mangiare il cibo che preferisce è importante per il proprio benessere psicofisico.
Inoltre, pur non rinunciando al rigoroso controllo del budget familiare, il 63,4% di essi, per alcuni alimenti, compra solo prodotti di qualità, senza badare al prezzo.

Il 79%, pur praticando diete soggettive nel perimetro di quelle tipicamente italiane, apprezza, comunque, anche la disponibilità di nuove referenze nei punti vendita.

Abitudini alimentari degli italiani

Più in dettaglio, il 42,1% del campione intervistato, nel quotidiano, tende ad essere , a tavola, piuttosto abitudinario, mangiando cioè più o meno sempre lo stesso cibo; il 20,5% si dichiara, invece, “innovatore”, preferendo, al contrario sperimentare alimenti e gastronomie nuove; il 9,2% un salutista che mangia sempre e solo cibo che fa bene alla salute; il 7% un appassionato che cura la spesa e che ama cucinare; il 6,3% un italianista, che vuole sempre e soltanto prodotti italiani; il 5,8% un convivialista, che considera il cibo importante perché occasione per stare con gli altri; il 4,4% godereccio, perché mangia sempre quel che gli piace.

Valore economico e valori etici

In conclusione, il Rapporto Federalimentare – Censis riepiloga che il 92,7% degli Italiani ha l’abitudine di mangiare un po’ di tutto senza vincoli particolari e che solo il 7,1% si dichiara vegetariano ed il 4,3% vegano o vegetaliano.

Grande importanza assumono, per loro, anche i valori etici e sociali che li orientano quando fanno la spesa o si mettono a tavola: il 66,7% è, infatti, pronto a rinunciare a prodotti che potrebbero essere dannosi per la salute, il 52,6% a quelli non in linea con criteri di sicurezza alimentare, il 43,3% a quelli la cui produzione e distribuzione non rispetta l’ambiente ed il 35,6% a quelli per la cui produzione non sono tutelati i diritti dei lavoratori e dei fornitori.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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