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today24 Aprile, 2026
Nel cinquecentesco Palazzo Tarasconi, nel centro storico di Parma, è in corso la mostra “Impressionisti, cent’anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard”, un progetto espositivo che si inserisce nel programma culturale dedicato alla pittura tra Ottocento e primo Novecento.
L’esposizione propone un percorso costruito attorno alle trasformazioni introdotte dall’Impressionismo e agli sviluppi successivi del movimento, con un’attenzione particolare alla relazione tra luce, percezione e rappresentazione della realtà. La sede della mostra è un edificio storico che ospita iniziative culturali e artistiche temporanee.
L’allestimento si sviluppa attraverso nuclei tematici che seguono l’evoluzione della pittura francese e italiana legata all’esperienza impressionista. Il titolo richiama il concetto di riflesso, inteso come elemento tecnico e interpretativo nella costruzione dell’immagine pittorica. Il percorso comprende opere di Claude Monet, Alfred Sisley, Vincent van Gogh, Giovanni Boldini e Pierre Bonnard, accanto ad artisti che hanno contribuito alla diffusione e alla trasformazione del linguaggio impressionista.
La selezione evidenzia differenti approcci alla rappresentazione del paesaggio, della figura e della vita quotidiana, con particolare attenzione alla sperimentazione cromatica e alla resa della luce naturale.
Una parte del progetto è dedicata alla Scuola di Barbizon, considerata un riferimento importante per la nascita di una nuova sensibilità paesaggistica. In mostra sono presenti opere di Jean-Baptiste Camille Corot, Théodore Rousseau e Jean-François Millet, autori che hanno contribuito a un progressivo superamento della pittura accademica, introducendo un’osservazione diretta della natura e una maggiore attenzione agli effetti atmosferici.
L’esposizione dedica inoltre uno spazio specifico a Claude Monet in relazione al centenario della sua morte. Il suo lavoro viene analizzato attraverso il ruolo svolto nello sviluppo dell’Impressionismo e nella definizione di una nuova concezione della pittura basata sulla variazione della luce e sulla serialità del soggetto. Il riferimento a Monet consente di leggere l’intero movimento come un processo in evoluzione, che attraversa fasi diverse e influenza generazioni successive di artisti.
Il percorso espositivo include anche opere di artisti che hanno raccolto l’eredità impressionista in direzioni differenti, tra cui Pierre Bonnard, che sviluppa una ricerca centrata sull’introspezione e sulla costruzione della superficie pittorica attraverso il colore.
La presenza di autori appartenenti a contesti geografici e culturali diversi consente di osservare la diffusione del linguaggio impressionista oltre il contesto originario francese.
La mostra si inserisce in una linea di progetti dedicati alla rilettura dell’Impressionismo attraverso confronti tra maestri riconosciuti e figure meno note, con l’obiettivo di ricostruire il contesto storico e artistico in cui il movimento si è formato. Le opere esposte provengono da collezioni private italiane e francesi e includono dipinti a olio, disegni e lavori su carta.
Il tema centrale del percorso riguarda il rapporto tra percezione e rappresentazione. L’Impressionismo viene presentato come una risposta alle trasformazioni tecniche e culturali del XIX secolo, in particolare all’introduzione di nuovi materiali pittorici e alla diffusione della pratica della pittura all’aperto.
Questo cambiamento ha modificato il modo di osservare il paesaggio e di tradurlo in immagine, introducendo una maggiore attenzione alla variabilità della luce e alle condizioni momentanee della visione.
All’interno del percorso, la relazione tra gli artisti permette di evidenziare continuità e differenze stilistiche. Monet rappresenta il punto di riferimento per la ricerca sulla luce, Sisley approfondisce la dimensione paesaggistica, Van Gogh sviluppa una direzione espressiva autonoma, mentre Boldini si concentra sulla rappresentazione del movimento e della società urbana. Bonnard, infine, rielabora l’eredità impressionista in chiave personale, con una maggiore attenzione alla costruzione della superficie pittorica.
La mostra di Parma si colloca quindi come occasione di studio su un periodo che ha ridefinito i criteri della rappresentazione visiva, attraverso un insieme di opere che documentano la pluralità delle ricerche artistiche tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Scritto da: Daniela Vindigni
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