Nuovo scontro tra Roma e Bruxelles sul tema energia. La Commissione Europea ha bloccato di fatto la modifica italiana del sistema Ets contenuta nel decreto bollette approvato dal governo Giorgia Meloni.
Secondo Bruxelles, il mercato europeo delle emissioni resta uno strumento fondamentale per la transizione energetica e gli Stati membri non possono aggirarne il funzionamento attraverso misure nazionali permanenti.
Il nodo riguarda il tentativo italiano di “neutralizzare” il costo dell’Ets trasferendo parte degli oneri dai produttori energetici ai consumatori finali, con l’obiettivo di ridurre il prezzo dell’elettricità in una fase segnata dalla crisi energetica e dalle tensioni in Medio Oriente.
Perché Bruxelles ha fermato la modifica italiana dell’Ets
L’alt della Commissione Europea è arrivato attraverso una comunicazione relativa al quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori colpiti dalla crisi energetica, denominato Metsaf.
Pur senza citare direttamente il governo italiano, Bruxelles ha chiarito che gli interventi nazionali per limitare i costi energetici devono essere temporanei, compatibili con gli obiettivi climatici europei e non devono compromettere il funzionamento del mercato.
Secondo la Commissione, il sistema Ets rappresenta uno dei pilastri della strategia europea di decarbonizzazione e non può essere svuotato attraverso meccanismi che riducano il costo delle emissioni per i combustibili fossili.
Il think tank energetico ECCO ha interpretato la comunicazione europea come una bocciatura sostanziale della misura contenuta nel decreto bollette italiano.
Bruxelles ha precisato di essere pronta a valutare misure temporanee di sostegno energetico, comprese sovvenzioni legate alla produzione elettrica da gas, ma solo entro limiti compatibili con il quadro climatico europeo.
La Commissione considera infatti il meccanismo Ets essenziale per incentivare la riduzione delle emissioni e scoraggiare l’utilizzo dei combustibili fossili.
Cosa prevedeva il decreto bollette del governo Meloni
Il decreto bollette approvato dal governo italiano a febbraio prevedeva interventi per circa 5 miliardi di euro destinati a famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi energetici.
Tra le misure più discusse figurava proprio la modifica del sistema Ets. L’idea dell’esecutivo era trasferire parte del costo delle quote di emissione dai produttori elettrici alimentati a gas ai consumatori finali.
Secondo il governo, questo meccanismo avrebbe permesso di ridurre il prezzo dell’energia elettrica immessa sul mercato e limitare il divario tra i prezzi italiani e quelli di altri Paesi europei.
Bruxelles ritiene però che una misura simile rischi di indebolire l’intero sistema Ets, rendendo meno costoso l’utilizzo del gas e rallentando la transizione energetica.
Negli ultimi mesi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva criticato apertamente alcuni aspetti del sistema europeo delle emissioni, definendo controproducenti alcuni meccanismi legati alla decarbonizzazione.
La Commissione Europea sostiene invece che proprio il mercato delle quote di emissione abbia contribuito a ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dai combustibili fossili.
Perché il sistema Ets è centrale per l’Europa
L’Ets è il principale mercato europeo delle emissioni di CO₂. Il sistema impone alle aziende energivore e ai produttori elettrici di acquistare quote di emissione per compensare l’anidride carbonica prodotta.
L’obiettivo è rendere progressivamente meno conveniente l’uso di combustibili fossili e favorire investimenti in energie rinnovabili e tecnologie pulite.
Secondo Bruxelles, senza il sistema Ets l’Europa consumerebbe quantità molto maggiori di gas naturale, aumentando la propria vulnerabilità energetica.
La Commissione ha ribadito che il mercato delle emissioni è fondamentale per raggiungere il target europeo di riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040.
Anche Matteo Leonardi, cofondatore di ECCO, ha sottolineato che la comunicazione europea rafforza il principio secondo cui gli Stati membri non possono eludere il funzionamento del sistema Ets a livello nazionale.
Per Bruxelles, l’abbandono dei combustibili fossili resta infatti uno degli strumenti principali per ridurre l’esposizione dell’Europa agli shock energetici internazionali.
Il Parlamento europeo accelera sull’Ets 2
Mentre la Commissione bloccava la proposta italiana, il Parlamento Europeo ha contemporaneamente approvato il rafforzamento del sistema Ets 2, il nuovo mercato delle emissioni dedicato ai settori edilizia e trasporti.
L’Aula di Strasburgo ha approvato la propria posizione con 433 voti favorevoli, 120 contrari e 91 astensioni.
Il nuovo sistema entrerà in vigore dal 2028 e riguarderà soprattutto fornitori di carburante e imprese, non direttamente i consumatori finali.
L’Ets 2 prevede meccanismi per contenere la volatilità dei prezzi del carbonio, aumentando le quote disponibili sul mercato quando il costo delle emissioni supera determinate soglie.
La decisione mostra come Bruxelles stia puntando non a ridurre ma a rafforzare il sistema europeo delle emissioni.
Il confronto con l’Italia sul decreto bollette evidenzia quindi una divergenza più ampia tra esigenze di contenimento immediato dei costi energetici e obiettivi di lungo periodo della transizione verde europea.
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