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Dal rapporto realizzato dall’Osservatorio Impresa Cultura – Confcommercio e diffuso in occasione dell’avvio del Master in “Economia e gestione delle imprese culturali” (promosso da Treccani Accademia per Impresa Cultura Italia), è emerso che, nel 2025, la cultura è tornata a contare di più nel bilancio delle famiglie italiane.
Non a caso, la spesa media mensile destinata ai consumi culturali ha fatto segnare una crescita che è arrivata a toccare i 94 euro, rispetto ai 90 euro dell’anno precedente: anche se siamo, comunque, ancora ben lontani dai 113 euro che si registravano, invece, prima della pandemia.
Il quadro che emerge dall’analisi dell’Osservatorio è quello di un Paese che, dopo gli anni difficili dell’emergenza sanitaria, sta recuperando terreno soprattutto sul fronte dell’audiovisivo e delle esperienze dal vivo.
Infatti, tra le attività maggiormente diffuse, a confermarsi ai primi posti sono la visione di programmi e film in televisione (90%), l’ascolto di musica (83%) e della radio (81%), oltre alla lettura di libri (66%).
Ma è, tuttavia, sul piano della partecipazione che il rapporto in questione mette in evidenza il segnale più dinamico: tanto è vero che, tra le attività che si svolgono fuori casa, ad essere le più gettonate sono le feste popolari, le sagre e le manifestazioni folkloristiche (nella misura del 53%), seguite dalle visite ai musei, alle mostre ed ai siti archeologici (50%), dal cinema (48%), dagli spettacoli all’aperto (42%) e dai concerti (39%).
Nel complesso, il settore audiovisivo – e cioè, cinema, televisione e musica – ha ormai recuperato i livelli pre-pandemici, mentre concerti, teatro e rassegne all’aperto mostrano una crescita addirittura più marcata, superando persino i risultati del 2019.
Stiamo, inoltre, parlando di una trasformazione che non è solo quantitativa, ma anche qualitativa. Questo perché la cultura tende sempre meno ad essere percepita esclusivamente come strumento di conoscenza e apprendimento, ma si caratterizza, invece, sempre più come un’ esperienza capace di generare emozione, piacere e sorpresa.
E si tratta, pertanto, di un cambiamento che evidenzia una ridefinizione del rapporto tra pubblico e offerta culturale.
Quanto ai dati sulla lettura, questi confermano una sostanziale stabilità, rivelando che il 76% degli Italiani, lo scorso anno, ha letto almeno un libro cartaceo (mentre nel 2024 la percentuale era stata al 75%): inoltre, il 49% ha letto un libro in formato digitale (48% l’anno precedente).
A risultare in crescita è pure la fruizione informativa online, con il 72% degli Italiani che leggono quotidiani digitali gratuiti (69% nel 2024), mentre restano stabili i quotidiani cartacei (48%) e quelli digitali a pagamento (30%).
Ed è sempre l’Osservatorio Impresa Cultura – Confcommercio a segnalare come permanga molto salda anche la “dimensione civica della cultura”, dal momento che, per oltre due nostri connazionali su tre, le iniziative culturali rendono le città più vivibili e sostengono le economie locali.
Al tempo stesso aumenta però – passando dal 11% al 18% – anche la quota di chi considera la spesa culturale un costo, mentre scende dal 17% all’11% quella di chi la ritiene essenziale per il proprio benessere personale.
Ci si trova, dunque, in presenza di un segnale piuttosto contraddittorio che indica contemporaneamente sia vitalità, che fragilità.
Ed è, appunto, in questo contesto che va ad inserirsi il nuovo Master Confcommercio – Treccani “Economia e gestione delle imprese culturali”, il quale è stato concepito come un percorso di quattro mesi rivolto ai direttori ed ai funzionari delle associazioni territoriali di Confcommercio.
Il Master si compone di sette i moduli distinti che vanno dall’economia e politiche della cultura alla valorizzazione territoriale e al turismo culturale, dal marketing all’innovazione digitale, fino alla gestione finanziaria e al project management.
L’obbiettivo è chiaramente quello di “formare professionisti capaci di leggere le trasformazioni in atto, innovare modelli organizzativi e costruire reti tra imprese, istituzioni e comunità”.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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