Economia

Iran, con il blocco delle rotte commerciali a rischio oltre 2 miliardi di export agroalimentare Made in Italy

today12 Marzo, 2026

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Conflitto in Iran: Allarme sull’export agroalimentare Made in Italy

La Coldiretti, in occasione della mobilitazione che ha visto la partecipazione di 3mila agricoltori al Teatro Politeama di Palermo, ha lanciato un accorato allarme sul momento di grave incertezza che, in questi giorni, sta vivendo l’intero comparto agricolo nazionale.

Aumento dei costi e blocco dei traffici commerciali

Infatti, oltre all’aumento dei costi di produzione – con il prezzo del gasolio agricolo alle stelle che ha portato Coldiretti a presentare denuncia in Procura contro le speculazioni – gli agricoltori italiani si trovano adesso a dover fare i conti anche con il blocco dei traffici commerciali legato alla guerra in Iran. Blocco che sta già, purtroppo, cominciando a causare danni serissimi alle esportazioni Made in Italy.

I mercati del Medio Oriente a rischio

E a questo proposito, sarà sufficiente prendere in considerazione i mercati del Medio Oriente, dove il valore complessivo delle vendite agroalimentari del Made in Italy ammonta a oltre 2 miliardi di euro. In particolare, a preoccupare maggiormente gli operatori agricoli italiani sono essenzialmente i prodotti deperibili, a partire da quelli del florovivaismo e dell’ ortofrutta.

Le mele, ad esempio, trovano proprio nei mercati dell’area mediorientale una piazza importante, con il 13% del valore dell’export, mentre lo stop al traffico marittimo nel Golfo arriva proprio nel momento più intenso della campagna floricola, con circa mille container destinati ai Paesi del Medio Oriente e ordini già acquisiti che, in queste ore, stanno, invece, subendo una frenata assai penalizzante. Inoltre, alcune spedizioni già in viaggio sono state fatte deviare verso l’India, con il rischio di compromettere la qualità dei prodotti.

Rotte più lunghe e costi più alti

A pesare negativamente sono anche le decisioni delle principali compagnie di navigazione, le quali stanno attualmente evitando il passaggio nel Canale di Suez, allungando, in tal modo, notevolmente i tempi ed i costi delle rotte commerciali.

Una situazione che – spiega Coldiretti – non può che complicare ulteriormente la logistica delle esportazioni agroalimentari italiane, già sotto pressione per la crisi geopolitica.

Nuovi aumenti dei costi di produzione

Nel frattempo, ad aggravare lo stato delle cose, vengono ad aggiungersi anche gli aumenti dei costi annunciati dai fornitori di materie plastiche (utilizzate per vasi e impianti di irrigazione), mentre, contestualmente, continuano a salire i prezzi di gasolio ed energia, anche per effetto di possibili manovre speculative.

E non a caso, proprio nei giorni scorsi, la Coldiretti ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma e della Guardia di Finanza contro gli aumenti ingiustificati del gasolio agricolo.

Il problema dei fertilizzanti

Nel frattempo, le tensioni crescono anche sul fronte dei fertilizzanti, in merito ai quali ricordiamo che l’aumento del prezzo del gas naturale incide pesantemente proprio su quello dei fertilizzanti stessi. Questo perché il gas è la principale materia prima utilizzata per la produzione di concimi azotati, in particolare l’ammoniaca.

E’, pertanto, il gas naturale a fornire l’idrogeno necessario per il processo Haber-Bosch, che trasforma l’azoto atmosferico in ammoniaca. Di conseguenza, quando il gas naturale costa di più, produrre fertilizzanti sintetici diventa molto più costoso, causando un aumento dei prezzi che va poi, inevitabilmente, a riflettersi sull’intera filiera agricola.

La battaglia sull’etichettatura e sul falso Made in Italy

Infine, la mobilitazione di Palermo ha concentrato la sua attenzione anche sulla battaglia da combattere contro la norma dell’ultima trasformazione del codice doganale, che consente a prodotti stranieri di diventare formalmente Made in Italy dopo una minima lavorazione.

È il caso, ad esempio, dei petti di pollo sudamericani impanati, delle cosce di maiale olandesi o danesi vendute come prosciutti italiani, oppure dei carciofini egiziani sott’olio o dei succhi di frutta che acquisiscono l’etichetta italiana per l’export.

Si tratta di una pratica che, come è noto, penalizza le nostre eccellenze e che può spaziare dalle mozzarelle prodotte con latte estero ai sughi con concentrato di pomodoro cinese o alla pasta con grano canadese.

Per questo motivo, Coldiretti chiede l’obbligo dell’etichettatura di origine per tutti i prodotti alimentari venduti nell’Unione Europea.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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