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Dall’analisi congiunturale realizzata dall’Ufficio Studi della Confartigianato, emerge che, nel primo trimestre del 2026, il ciclo economico internazionale ha affrontato l’impatto della guerra del Golfo, mettendo in evidenza un notevole dinamismo da parte delle economie asiatiche, una buona performance degli Stati Uniti e una persistente fragilità in Europa.
Il conflitto in Medio Oriente sta, infatti – come è noto – determinando una forte riduzione nell’offerta e un marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche e di alcune commodities non energetiche, come i metalli. Pertanto, le prospettive restano incerte e sono condizionate dalla durata degli effetti prodotti sul mercato energetico dalla crisi di Hormuz.
Quanto all’Italia, l’analisi della congiuntura sottolinea i segnali di tenuta dei conti nazionali, che, nel primo trimestre del 2026, hanno visto il nostro PIL crescere dello 0,2% su base mensile, posizionandosi, quindi, in linea con la crescita della media Ue e, comunque, facendo meglio del +0,1% dell’Eurozona.
In particolare, dopo un primo bimestre in negativo, a marzo la produzione manifatturiera nazionale è aumentata del + 0,5% rispetto a febbraio ed segnato un aumento del 2,0% su base annua.
Di conseguenza, grazie al buon andamento del mese di marzo, nella media del primo trimestre 2026 la produzione rimane in territorio positivo (+0,4%), anche se in rallentamento rispetto al +1,1% registrano sia nel terzo che quarto trimestre del 2025.
Più in dettaglio, tra i vari settori lo studio in questione registra un maggiore dinamismo della produzione, nei primi tre mesi del 2026, per Mezzi trasporto con +9,2% e Computer ed elettronica con +5,8%. A seguire, vengono i Macchinari e gli impianti con +2,8%, la Farmaceutica con +2,1%, gomma, plastica, vetro, cemento e ceramica con +1,2% e Apparecchiature elettriche con +0,8%.
Risulta, invece, sostanzialmente fermo (- 0,1%) il comparto di Alimentare e bevande, mentre scendono in territorio negativo Metallurgia e metalli con -1,1%, Moda con -2,8%, Legno, carta e stampa con -2,9%, Altre manifatture, riparazione macchinari con -4,6%, Raffinazione petrolio con -6,7% e Chimica con -7,3%.
Quanto alle attese sulla produzione, ad aprile, quelle relative alle imprese manifatturiere permangono positive, sebbene segnino un rallentamento rispetto a marzo e a febbraio. Note positive vengono a marzo dall’export che cresce, infatti, del 7,4% su base annua. Tuttavia, nel totale del primo trimestre del 2026, la domanda estera appare ancora debole, con un aumento in valore del +1,3% su base annua mentre in volume segna una flessione dello 0,8%.
A registrare un sensibile aumento su base mensile sono poi i prezzi dei beni importati – soprattutto a causa dei rialzi dei prodotti energetici (+15,6%) – mentre, su base annua, interrompono la serie negativa che era in atto da aprile 2025.
Per quanto riguarda, invece, i consumi, l’analisi di Confartigianato segnala che, nel primo trimestre 2026, le vendite del commercio al dettaglio in valore sono aumentate del +2,6%, mentre in volume la crescita è stata dell’1,0%. Inoltre, si è pure confermato un andamento debole della domanda di servizi: infatti, nel primo bimestre del 2026, il fatturato dei servizi in valore è salito del +0,8%, mentre in volume è calato dello 0,5%.
A fare bene sono, senz’altro, le presenze turistiche che, nel primo trimestre dell’anno, salgono del +16,1%, accelerando rispetto al +2,3% del 2025. In particolare, si è osservato un maggiore dinamismo delle presenze straniere (+23,0%), ma un buon ritmo di crescita (+8,7%) lo hanno raggiunto anche quelle italiane. Nella valutazione complessiva dei dati turistici va pure ricordato che, nel 2026, gli ultimi due giorni di marzo erano all’inizio della settimana di Pasqua, mentre nel 2025 Pasqua cadeva il 20 aprile.
Sul versante dell’occupazione, le tendenze risultano caratterizzate dal consolidamento di una lunga fase espansiva del mercato del lavoro. Pertanto, a marzo 2026 l’occupazione diminuisce dello 0,1% rispetto a marzo 2025 (-30mila occupati in un anno): un dato che riflette il calo dei dipendenti permanenti (-14mila) e a termine (-142mila) e la crescita degli autonomi (+125mila).
Non va, comunque, dimenticato che, negli ultimi quattro anni (ossia, marzo 2022 – marzo 2026), l’occupazione è cresciuta, in Italia, di 1 milione 67mila unità, pari ad un aumento del 4,6%. La dinamica è stata trainata dall’aumento di 1 milione 427 mila dipendenti permanenti (pari al +9,5%) e dall’incremento di 288mila indipendenti (+5,8%), mentre sono calati di 649mila i dipendenti a termine (-21,0%).
Quanto alle previsioni di nuove assunzioni da parte delle imprese, nel trimestre maggio-luglio 2026, sono attese in calo (-2,4%) su base annua, mentre si conferma una attenuazione della difficoltà di reperimento della manodopera, anche se il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro rimane alto: tanto è vero che, a maggio, risulta difficile reperire il 42,9% delle entrate previste: una quota che, tuttavia, risulta in diminuzione rispetto al 46,6% registrato nel 2025.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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