Economia

Cala, in Italia, l’interesse dei giovani per i colloqui di lavoro

today18 Maggio, 2026

Sfondo

Colloqui di lavoro: l’analisi che, questa settimana, l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ci propone si sofferma sul paradosso che si registra nel mercato del lavoro italiano dove, se da un lato alcune grandi crisi industriali (l’ultima, in ordine di tempo, quella dell’Electolux) rischiano di provocare decine di migliaia di esuberi, dall’altro molte imprese – soprattutto di piccole dimensioni – incontrano notevoli difficoltà nel reperire personale qualificato.

E si tratta di un un fenomeno decisamente in crescita: tanto è vero che – spiegano gli analisti mestrini – nel 2025, quasi un colloquio di lavoro su tre è addirittura saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione.

Il boom dei colloqui andati deserti

Più in dettaglio, osservando la serie storica dei risultati emersi dalle periodiche interviste realizzate agli imprenditori italiani da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior, emerge che, nel 2017, le assunzioni non concretizzatesi per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000 (pari cioè, al 9,7 % del totale previsto). Invece, nel 2025, questa tendenza si è incrementata, andando a coinvolgere oltre 1.750.000 casi (raggiungendo così la percentuale del il 30,2%).

Un vero e proprio boom – commenta la CGIA – con picchi di mancato reperimento che, sempre l’anno scorso, hanno toccato il 39 % nel settore delle costruzioni, il 35,2 % in quello del legno-mobile e poco meno del 35 % tra le aziende multiutility (acqua, energia, gas, etc.).

Le assunzioni difficili da coprire

Inoltre, sempre nel 2025, a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia, ben 2,7 milioni (ossia il 47 per cento del totale), sono risultate di difficile reperimento: di esse, 1,7 milioni (30,2 %) per mancanza di candidati, 765.500 per preparazione inadeguata (13 %) e quasi 216.400 (3,7 %) per altri motivi.

Perché i giovani rinunciano ai colloqui

L’indagine cerca di fornire delle risposte al perché si siano verificati dei cambiamenti così profondi nel nostro mercato del lavoro e le trova, innanzitutto, nel fatto che, negli ultimi anni, molti giovani “hanno modificato la scala delle priorità: non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità, possibilità di crescita”.

Di conseguenza, quando un’offerta propone salari bassi, orari pesanti o scarse prospettive, spesso preferiscono rinunciare ancora prima del colloquio. C’è poi anche un problema demografico, dal momento che, oggi, i giovani sono numericamente meno numerosi rispetto al passato e, quindi, in svariati settori sono anche divenuti una risorsa sempre più rara da reperire.

Ed a questi due fattori appena indicati, la CGIA ne aggiunge anche un terzo, che risiede nel “disallineamento tra domanda e offerta”. Molte imprese cercano, infatti, figure tecniche o specializzate che il sistema scolastico non riesce più a formare in quantità sufficiente.

Quarto ed ultimo elemento penalizzante che questa ricerca evidenzia, è quello che concerne, inoltre, le modalità attraverso le quali avviene la selezione del personale, poiché “procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti o annunci poco chiari scoraggiano molti candidati”.

Le proposte della CGIA

Pertanto, alla luce di tutte queste premesse, l’Associazione degli artigiani veneti ritiene che, per avvicinare domanda e offerta di lavoro, sia necessario costruire un rapporto più diretto tra scuola, formazione e mondo produttivo. Infatti, “molti ragazzi conoscono poco le opportunità offerte dalle aziende e spesso hanno una percezione negativa del lavoro privato, considerato precario, poco stabile o scarsamente valorizzante”.

Per invertire questa tendenza servono stage di qualità, apprendistati ben retribuiti e percorsi di orientamento che facciano conoscere concretamente professioni, mestieri e possibilità di carriera. E le imprese, a loro volta, dovrebbero investire di più sui giovani, attraverso la formazione continua, la flessibilità organizzativa e con ambienti di lavoro moderni e meritocratici.

Persino il linguaggio della comunicazione aziendale andrebbe modificato, sforzandosi di avvicinarsi maggiormente alle nuove generazioni. Infine – sottolinea ancora la CGIA – diventa importante valorizzare il ruolo sociale dell’impresa privata, “che rappresenta uno dei principali motori di occupazione, innovazione e crescita economica del Paese”.

Le regioni più colpite dal fenomeno

A livello territoriale, tra le prime cinque regioni del nostro Paese che presentano la più elevata percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante le prove di selezione, ben quattro sono riconducibili alla ripartizione geografica del Nordest.

Infatti, anche se l’area più in difficoltà risulta essere la Valle d’Aosta (che nel 2025 ha visto fallire la selezione del personale nel 39,5 % dei casi), sono poi il Trentino Alto Adige (39 %), il Friuli Venezia Giulia (37,4 per cento), il Veneto (33,5 %) e l’Emilia Romagna (33 %) a registrare le percentuali più alte.

Invece, la regione meno penalizzata da questo problema è la Puglia che comunque, in quasi 25 casi su 100, ha visto fallire la selezione poiché non si è presentato nessuno.

Le province con più selezioni andate a vuoto

Infine, le province che registrano il maggior numero di selezioni andate a vuoto per mancanza di candidati sono quelle caratterizzate da una forte presenza di attività turistico/alberghiere con una diffusione altrettanto significativa nel settore dell’edilizia, della metalmeccanica e per Udine anche del legno-arredo.

La realtà d’Italia più in crisi è Trento che, nel 2025, ha dovuto fare i conti con il 40 % delle selezioni di lavoro completamente ignorate. Seguono Aosta con il 39,5%, Udine con il 39,1%, Bolzano con il 38,1% e Belluno con il 37,7%. Al contrario, le province più considerate da chi cerca un posto di lavoro risultano, invece, essere Avellino (24,4%), Taranto (24 %) e Bari (23,9 %).

Scritto da: Ferruccio Bovio

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