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Piccoli Comuni: in occasione del convegno sul tema “Il turismo è territorio”, svoltosi recentemente a Roma su iniziativa di Confturismo – Confcommercio, è stato presentato uno studio, realizzato da Confturismo – ISFORT, intitolato “Il valore turistico dei centri minori”.
E da questa ricerca è emerso che una crescita sostenibile dei flussi turistici dei Comuni a vocazione turistica delle aree interne d’Italia potrebbe generare, nei prossimi cinque anni, 1,6 miliardi di euro di PIL e 14mila nuovi occupati.
La stima scaturisce dalla considerazione del fatto che, nel nostro Paese, sono soltanto solo 350 su 2.137 (e cioè, il 16% circa) i piccoli Comuni che, producendo oltre 128 milioni di pernottamenti all’anno ed una spesa turistica che vale 25 miliardi di euro, riescono ad esprimere in maniera piena ed efficace il proprio potenziale: ed a questo proposito, lo studio porta come esempio alcune località venete come Caorle, Jesolo e Lazise.
Per contro, il restante 84% genera circa 33 milioni di pernottamenti ed una spesa turistica annua di 6 miliardi di euro, dando così luogo ad una disparità che appare evidente, così come lo sono l’ampiezza dei margini di sviluppo e miglioramento.
Se però, sussistono ancora tali dislivelli, qualche ragione ci deve pur essere: infatti, l’84% di questi Comuni di cui stiamo parlando è classificato come “periferico” ed il 91% addirittura come “ultraperiferico”. E ciò significa che si tratta di realtà locali, in cui le difficoltà di accesso ai servizi essenziali sono marcate e che, di conseguenza, in esse diventa prioritario e strategico investire nel miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti di trasporto.
Purtroppo – spiega lo studio di ISFORT – ben poco hanno potuto al riguardo le risorse del Pnrr e del Fondo complementare, che sembrano aver prodotto impatti positivi solo nei grandi poli urbani: così come, del resto, già avvenuto per il Piano Strategico del Turismo 2023-2027 – che aveva indicato l’accessibilità e la mobilità turistica come due asset strategici per la crescita dell’attrattività del Paese – ma che non sembra aver ancora prodotto effetti significativi in proposito.
Accanto agli investimenti infrastrutturali, l’analisi in questione individua nella transizione digitale e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità locali gli altri due elementi fondamentali per la crescita. Ed in particolare, tra i casi-scuola che vengono citati a questo proposito, spiccano il sistema turistico del Trentino (con riferimento specifico alla Val di Fassa) ed il modello interregionale del Lago di Garda.
Nel commentare i risultati di questa ricerca, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato come il turismo sia molto più di un settore economico, rappresentando, invece, uno dei “principali interpreti del Sense of Italy”: e cioè, di quel patrimonio di cultura e stile di vita, di accoglienza e identità che rende il nostro Paese unico al mondo. Si tratta, infatti, di un valore “che va oltre il Made in Italy, perché – sempre secondo Sangalli – non si può replicare, né delocalizzare”. Pertanto – ha poi concluso – le imprese italiane della filiera turistica sono “le protagoniste di questa esperienza autentica”, alimentando l’attrattività dell’Italia e trasformando “ogni viaggio in un legame duraturo con il nostro Paese”.
A sua volta, il presidente di Confturismo, Manfred Pinzger, ha osservato come i risultati della ricerca dimostrino che anche i piccoli centri possono realmente diventare uno dei principali fattori di sviluppo del turismo italiano.
Di conseguenza, investire nella loro valorizzazione significa “creare nuove opportunità di crescita economica e occupazionale, ma anche favorire una più equilibrata distribuzione dei flussi turistici, riducendo la pressione sulle destinazioni più affollate e promuovendo un modello di sviluppo più sostenibile”.
Naturalmente, affinché tutto questo potenziale produca risultati concreti, la Confturismo giudica necessario “rafforzare infrastrutture, accessibilità, innovazione e la collaborazione tra istituzioni, imprese e territori”. Infatti, solo facendo in questo modo, si alimenterà un turismo capace di “generare un valore diffuso e duraturo per l’intero Paese”.
Qual è il potenziale dei piccoli Comuni turistici italiani?
Possono diventare un importante motore di crescita economica e occupazionale, valorizzando territori oggi ancora poco sfruttati.
Quali interventi sono necessari per favorirne lo sviluppo?
Servono più infrastrutture, migliore accessibilità, innovazione digitale e collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità locali.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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