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Il rapporto “Automotive e meccanica, il punto sulla congiuntura estate 2026”, pubblicato dall’Ufficio Studi della Confartigianato, delinea lo scenario – ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza – in cui i comparti dell’automotive e della meccanica, prossimamente, si troveranno a doversi barcamenare .
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la lenta normalizzazione dei traffici nello Stretto di Hormuz, il permanere di elevati costi energetici, la nuova stretta monetaria della BCE e gli effetti ancora in evoluzione dei dazi statunitensi descrivono un quadro contrastato, nel quale coesistono segnali di ripresa e fattori di criticità strutturali che non possono assolutamente essere trascurati.
Il rapporto evidenzia, dunque, uno contesto tutt’altro che lineare. Infatti, alla ripresa positiva di alcuni indicatori congiunturali – dalle immatricolazioni, alla produzione e all’export di autoveicoli – si contrappone, comunque, una domanda estera ancora debole per i settori della meccanica, mentre, più in generale, si segnalano alcune fragilità strutturali mai risolte.
Innanzitutto, la riapertura solo parziale dello Stretto di Hormuz fa sì che rimanga elevata la volatilità dei mercati energetici: e non a caso, a giugno, sul mercato italiano, il prezzo del gas ed il costo dell’energia elettrica all’ingrosso sono rimasti piuttosto alti e non riescono a diminuire rispetto ai livelli di maggio, mentre almeno il prezzo dei carburanti sembra essersi incamminato su un sentiero di graduale discesa.
Ad offrire alcuni segnali incoraggianti, sono invece, gli indicatori dell’attività delle imprese che, dopo un lungo periodo di difficoltà, tornano finalmente a crescere. E stiamo parlando della produzione della meccanica che, sostenuta dai mezzi di trasporto e dalla spinta degli autoveicoli, torna ad aumentare, nei primi quattro mesi del 2026, del 24,8% su base annua.
Permangono tuttavia, alcune debolezze sul piano della domanda internazionale, visto che l’export della meccanica, al netto dei metalli preziosi verso la Svizzera, ferma la crescita al +1,3%. Così come a ristagnare (+0,6%) è pure la domanda di macchinari made in Italy. A sua volta, la Germania – che rappresenta il primo mercato del made in Italy e della meccanica nazionale – continua a mostrare una crescita limitata (+2,7%) dell’export della meccanica.
Il rapporto di Confartigianato mette in luce anche una più che positiva resilienza della meccanica nell’era dei dazi, con l’export di questo comparto che, sul mercato statunitense – sempre nel primo quadrimestre 2026 – si sviluppa egualmente del 5,5%, confermando così la qualità e la competitività delle produzioni nazionali.
A questi dati almeno parzialmente confortanti, ne corrispondono altri – anch’essi positivi – che si riscontrano sul mercato del lavoro, dove, lo scorso anno, si è registrato un interessante recupero a livello occupazionale: anche se, nel lungo periodo, è atteso una processo di forte selezione e caratterizzato da una persistente ed elevata difficoltà nel reperimento di personale qualificato.
Più in generale, accanto a questi indizi positivi, Confartigianato segnala però pure la presenza di evidenti fattori di fragilità che si sono accumulati nel corso degli anni. In particolare, l’automotive continua a pagare gli effetti della profonda trasformazione avviata con il Green Deal europeo. Dal 2019 la produzione italiana di autoveicoli si è, infatti, ridotta di oltre il 31%, dando luogo ad una flessione ben più intensa di quella registrata nell’insieme dell’Unione europea.
Ed anche il mercato interno rimane tuttora debole: visto che, nel quadriennio 2022-2025, sono state, mediamente, immatricolate 414mila autovetture in meno rispetto al periodo precedente al Green Deal. Pertanto, la ripresa delle immatricolazioni osservata nel 2026 rappresenta, indubbiamente, un segnale positivo, ma non è ancora sufficiente per colmare il divario accumulato.
Il rapporto mette, inoltre, in evidenza come la transizione verso la mobilità elettrica proceda, in Italia, con maggiore gradualità rispetto ai principali partner europei, mentre cresce la pressione competitiva dei produttori asiatici.
Ed a questo proposito, basti pensare che, sulla scia del notevole aumento registrato nel 2025, anche nel 2026 le importazioni di autoveicoli cinesi continuano incessantemente ad accelerare, raddoppiando nel nostro Paese e triplicando in Germania.
A queste criticità, si teme possano adesso aggiungersi anche ulteriori difficoltà che, per le imprese italiane, potrebbero scaturire da una possibile nuova fase restrittiva a livello di politica monetaria.
Questo perché il recente rialzo dei tassi deciso dalla BCE è avvenuto in un momento in cui imprese e famiglie non hanno nemmeno ancora completamente assorbito gli effetti della stretta avviata nel 2022… Di conseguenza, una ulteriore risalita del costo del credito – che già ad aprile è aumentato al 3,65% – rischierebbe di rallentare proprio quella ripresa degli investimenti in macchinari, che “rappresenta una condizione indispensabile per rafforzare la propensione ad innovare e la competitività del sistema produttivo”.
In altre parole, il timore è quello che il sistema della meccanica e dell’automotive si trovi a dover oggi attraversare una fase di profonda trasformazione, proprio in uno scenario caratterizzato da politiche fiscali e monetarie improntate alla prudenza.
Alla ripresa ciclica si affiancano, infatti, “sfide strutturali legate alla transizione ecologica, all’evoluzione tecnologica, alla competizione internazionale e alla crescente difficoltà nel reperire competenze tecniche specializzate”.
In conclusione, le imprese artigiane e le micro e piccole imprese continuano, comunque, a rappresentare, nel nostro Paese, un elemento fondamentale della filiera, grazie a quella loro capacità di innovare, specializzarsi ed adattarsi ai cambiamenti del mercato, che non smette mai di contribuire alla competitività del made in Italy anche nelle fasi più complesse della vita economica globale.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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