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today17 Agosto, 2026
Botteghe in via di estinzione. Molte attività artigiane non riescono più a reggere il peso di una concorrenza che si è fatta sempre più aggressiva e nemmeno quello rappresentato dai costi crescenti e da una domanda che è cambiata profondamente.
A sostenerlo è la recente indagine pubblicata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ha messo in risalto come, dopo il picco massimo ottenuto nel 2008 (con quasi 1,5 milioni di attività), in seguito il numero complessivo sia sceso costantemente: tanto è vero che, nel 2025, le sedi di imprese artigiane attive in Italia si sono ridotte a 1,22 milioni di unità. Di conseguenza, a diminuire è stato anche il numero di artigiani: se, infatti, nel 2015 erano 1,7 milioni di persone, nel 2025 se ne contavano meno di 1,3 milioni. Praticamente quasi 434mila in meno (-25,1 %).
In particolare, è nelle grandi città che le botteghe artigiane sono ormai ormai divenute una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione. E quando scompare una bottega – spiegano gli analisti mestrini – “non si perde soltanto un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità”. La scomparsa progressiva dell’artigianato sta, infatti, cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo la qualità della vita delle comunità che li abitano. Ma la prospettiva resta negativa anche per quanto riguarda i borghi, le zone di montagna ed i paesi di provincia: e questo perchè la contrazione del numero di artigiani procede di pari passo con lo spopolamento che stanno subendo questi luoghi.
Già oggi – continua l’Associazione artigiana veneta – quando si ha l’esigenza di riparare un rubinetto o un’antenna TV, non è facile trovare prontamente un un professionista del settore… figuriamoci fra qualche anno…
Purtroppo, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione artigiana e del mancato ricambio generazionale – cui va aggiunto anche il calo demografico – è molto probabile che, entro una decina d’anni, il semplice reperimento di un idraulico, di un fabbro o di un elettricista in grado di effettuare un intervento di riparazione o di manutenzione, sarà un’operazione difficilissima.
Tuttavia, la CGIA segnala che questa riduzione è, in parte, dovuta anche al processo di aggregazione/acquisizione che ha riguardato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021. Una tendenza (quella verso l’unione aziendale) che se, da un lato, ha compresso la platea degli artigiani, dall’altro ha però pure “contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all’insù anche la produttività di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda”.
In generale, negli ultimi anni, anche i negozi di vicinato stanno vivendo una fase di forte difficoltà. E le cause sono molteplici e connesse ai diversi cambiamenti economici, sociali e tecnologici che si sono registrati nel tempo.
Il primo fattore di crisi – sempre secondo l’analisi della CGIA – è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, con i grandi supermercati e le piattaforme online che sono in grado di offrire prezzi più bassi grazie alle economie di scala, realizzate attraverso l’acquisto di grandi quantità di merce che permette loro di fruire di costi unitari minori e di una logistica molto efficiente. Il piccolo negozio, invece, acquista poco, paga di più i fornitori e non può competere sul prezzo. Inoltre, l’online offre comodità, ampia scelta e consegna a domicilio: tutti elementi sempre più apprezzati dai consumatori.
Un secondo elemento penalizzante è, invece, quello che concerne il cambiamento delle abitudini di consumo. Oggi si fanno, infatti, meno acquisti frequenti e più acquisti concentrati. Le persone hanno sempre meno tempo, si spostano di più in auto e prediligono, quindi, i luoghi in cui possono concentrare le loro spese. Questo aspetto non può che svantaggiare i negozi di prossimità che, storicamente, hanno sempre vissuto su una clientela quotidiana e fidelizzata.
A giocare contro la stabilità delle piccole attività commerciali, c’è poi anche un terzo problema: e cioè, quello dei costi fissi elevati. Affitti commerciali, utenze, tasse locali e contributi pesano molto di più su una piccola attività che su una grande catena. Pertanto, talvolta possono bastare anche brevi periodi di calo delle vendite per compromettere l’equilibrio economico di un negozio di vicinato, che spesso ha margini ridotti e poca capacità finanziaria.
Altri fenomeni importanti che incidono sulla crisi del piccolo commercio, sono il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione in molti quartieri e nei piccoli comuni. Ovviamente, meno abitanti significa pure meno clienti. Inoltre, la forte riduzione di servizi pubblici, scuole o uffici riduce il passaggio di persone e rende le strade commerciali molto meno vive.
Infine, qualche riflessione l’Ufficio Studi della CGIA la dedica pure all’intelligenza artificiale, domandandosi quali trasformazioni potrà eventualmente apportare nel campo dei mestieri manuali. Per ora, non esistono risposte certe, ma è probabile che l’AI non cancellerà gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due categorie. La prima è quella di chi userà l’AI come un “aiutante instancabile”: in altre parole, un falegname potrà, ad esempio, avere svariate idee di un determinato mobile in pochi secondi. Per lui, l’AI comporterà, quindi, il vantaggio di fargli guadagnare del tempo, lasciando così più spazio alla vera manualità.
La seconda categoria è, invece, purtroppo quella per la quale l’AI si porrà come una concorrente. Succederà soprattutto – spiega ancora la CGIA -dove il prodotto si può standardizzare: mobili stampati in 3D, abiti “su misura” pronti in un’ora, grafiche create in automatico al posto del designer. In questi casi, il rischio è concreto, perché i costi sono inferiori e spesso il cliente non riesce più a distinguere un oggetto fatto a mano da uno realizzato da una macchina.
Pertanto, chi restaura mobili antichi o lavora nel lusso dovrebbe certamente avere meno problemi, mentre per certe attività meno basate su una particolarissima esperienza personale, il pericolo vero sarà quello che chi saprà usare l’AI “diventerà molto più veloce di chi lavora solo con le mani e, per i clienti, sarà sempre più difficile accorgersi della differenza”.
Perché il numero degli artigiani è diminuito così tanto? A causa della crescente concorrenza, dell’aumento dei costi, del cambiamento della domanda, dell’invecchiamento della categoria e della mancanza di ricambio generazionale.
Quali conseguenze comporta la chiusura delle botteghe artigiane? Non si perde soltanto un’attività economica, ma anche un luogo di socialità, competenze, servizi e identità per il quartiere o la comunità.
Sarà più difficile trovare artigiani in futuro? Probabilmente sì. Se la tendenza continuerà, entro una decina d’anni potrebbe essere molto più difficile reperire professionisti specializzati per lavori di riparazione e manutenzione.
Perché sono in difficoltà anche i negozi di vicinato? Perché devono competere con grandi supermercati e piattaforme online, che grazie alle economie di scala riescono spesso a offrire prezzi più convenienti e servizi più comodi.
Quanto incidono i costi sulle piccole attività? Affitti, utenze, tasse e contributi pesano particolarmente sulle piccole imprese, che hanno margini ridotti e una minore capacità di affrontare periodi di calo delle vendite.
Il calo demografico influisce sulla crisi del piccolo commercio? Sì. Meno abitanti significa meno clienti e meno domanda. Inoltre, la riduzione di scuole, uffici e servizi pubblici diminuisce il passaggio di persone nelle strade commerciali.
L’intelligenza artificiale sostituirà gli artigiani? Non necessariamente. Potrà essere un valido aiuto nelle attività creative e progettuali, ma potrebbe sostituire o mettere in difficoltà soprattutto i lavori più standardizzabili. Gli artigiani che offrono esperienza, qualità, unicità e lavorazioni difficilmente replicabili dovrebbero essere meno esposti al rischio.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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