Economia

Meno giovani e più pensionati per un incerto futuro

today20 Luglio, 2026

Sfondo

La consueta analisi settimanale, realizzata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, mette in luce come, negli ultimi dieci anni, i giovani italiani tra i 15 e i 34 anni siano diminuiti di quasi 550 mila unità: un dato che risulta particolarmente allarmante, dal momento che mette in forse, tra le altre cose, anche la tenuta del sistema occupazionale nazionale.

Infatti, entro il 2029, più di 3 milioni di lavoratori usciranno dal mercato del lavoro per raggiunti limiti d’età e/o di anzianità contributiva. E stiamo parlando di un fenomeno che induce, quindi, gli analisti mestrini a domandarsi da chi costoro potranno mai essere sostituiti.

Un problema che già oggi si rivela assai difficile da gestire, poiché, per molti imprenditori, trovare personale è ormai diventata una missione quasi impossibile. Ed a farne le spese sono soprattutto le piccole imprese, che hanno “una capacità attrattiva nei confronti dei giovani nettamente inferiore rispetto alle aziende di dimensioni maggiori”.

Tre milioni di lavoratori da sostituire entro il 2029

Più in dettaglio, di questi 3 milioni di addetti, poco più di 1,6 milioni sono dipendenti del settore privato, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi.

A livello territoriale, gli imprenditori che molto probabilmente si troveranno più in difficoltà nel rimpiazzare coloro che andranno in pensione saranno quelli lombardi che dovranno fronteggiare una incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale del 64,6 %, quelli emiliano-romagnoli con il 58,6 % e quelli veneti con il 56,5%.

Il ruolo degli immigrati nella carenza di lavoratori

Come è noto, da più parti si sostiene che potrebbero essere gli immigrati a colmare, nel tempo, i vuoti occupazionali che si creeranno nel nostro Paese.

Un’ipotesi che, tuttavia, non trova la CGIA assolutamente d’accordo, nel senso che “l’ingresso di nuovi extracomunitari può rappresentare uno strumento per affrontare questa sfida, a condizione di riuscire a preparare adeguatamente le persone nei Paesi di origine che intendono entrare in Italia”.

Pertanto – come, del resto, previsto anche dal cosiddetto Piano Mattei – occorrerebbe accelerare sulla realizzazione di corsie preferenziali nell’assegnazione delle quote di ingresso, riservandole a chi, già nel proprio Paese natale, abbia frequentato un corso di lingua italiana e ottenuto una qualifica che attesti il possesso delle competenze professionali richieste dalle nostre imprese, alle quali spetterebbe poi “il compito di garantire a queste maestranze un’occupazione stabile e un aiuto concreto nella ricerca di un alloggio dignitoso e a prezzo accessibile”.

Il futuro del sistema pensionistico

Ed è sempre l’analisi della CGIA a chiedersi anche se, oltre alla messa in difficoltà di molte aziende, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana possa pure incrinare seriamente la tenuta dei conti del sistema pensionistico.

Per i prossimi decenni, le proiezioni di ISTAT e Ministero dell’Economia e delle Finanze indicano che l’incidenza della spesa previdenziale sul PIL nazionale subirà un aumento transitorio, passando dall’attuale 15,4 % ad a un picco stimato intorno al 17 % verso il 2040, per poi tornare a scendere, gradualmente, sotto il 14 % entro il 2070.

Si tratta – precisa l’Associazione artigiana – di “previsioni di lungo periodo quindi soggette a margini di errore che potrebbero non essere trascurabili. Tuttavia, sembra che nel tempo il sistema sia in grado di autosostenersi”.

Anche se rimane, comunque, aperta la questione dell’entità degli importi che verranno erogati agli aventi diritto nei prossimi decenni: infatti, ai giovani d’oggi – che spesso hanno carriere lavorative discontinue e retribuzioni relativamente basse – l’INPS potrà corrispondere prevalentemente assegni contenuti e, di conseguenza, inadeguati a garantire una vita dignitosa.

La necessità della previdenza complementare

E considerato che, attualmente, l’adesione da parte dei lavoratori dipendenti alla previdenza complementare è stata molto marginale, risulta chiaro come il problema vada affrontato subito – sulla falsariga di quanto già fatto da alcuni Paesi UE – introducendo, ad esempio, la possibilità di aderire, su base volontaria, a un risparmio previdenziale nominativo presso l’Inps.

In modo tale da consentire, a chi decide di aderirvi, di pianificarsi una rendita pensionistica integrativa, tale da garantire una vecchiaia economicamente più serena.

L’impatto dell’invecchiamento sulla sanità

L’analisi della CGIA affronta poi anche il tema della prospettiva sanitaria, non escludendo che, nei prossimi decenni, il problema di limitare la spesa sanitaria risulti persino più complesso di quello di contenere quella previdenziale.

Non va, infatti, trascurato il fatto che, attualmente, la popolazione over 65, oltre a rappresentare circa il 25 % del totale in Italia, assorbe anche circa il 60 % della spesa sanitaria nazionale.

Pertanto, se si considera che questa fascia d’età arriverà ad incidere per il 35% circa sulla popolazione complessiva entro il 2050, appare evidente come la spesa sanitaria, sociale e per la non autosufficienza sia destinata a crescere in modo davvero rilevante e potrà essere – almeno in parte – limitata, soltanto se si riuscirà ad allungare, in maniera efficace, l’aspettativa di vita in buona salute degli Italiani, che oggi si attesta mediamente a 58,1 anni.

Un problema europeo, ma più grave in Italia

Certamente, nel lungo periodo, la contrazione del numero di giovani non è un problema che riguardi solamente l’Italia, ma coinvolge, invece, l’intera Europa: anche se, purtroppo, tra il 2015 ed il 2025, la nostra diminuzione è stata del 4,3 %, contro una media dell’Eurozona del – 0,4 %.

Inoltre, nel nostro Paese, la fascia anagrafica compresa tra i 15 ed i 34 anni è oggi pari a 12,1 milioni di persone che, nel 2035, dovrebbe scendere a 11,8 per poi crollare nel 2045 a 10,1: praticamente 2 milioni di giovani in meno rispetto alla realtà odierna.

In sintesi

  • Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso quasi 550 mila giovani tra i 15 e i 34 anni, mettendo sotto pressione il futuro del mercato del lavoro.
  • Entro il 2029 oltre 3 milioni di lavoratori lasceranno il mercato del lavoro per pensionamento, creando difficoltà nel ricambio occupazionale.
  • L’invecchiamento della popolazione rischia di aumentare la pressione su pensioni e sanità, con la spesa sanitaria destinata a crescere nei prossimi decenni.
  • La fascia dei giovani italiani potrebbe ridursi di circa 2 milioni di persone entro il 2045, aggravando gli squilibri demografici ed economici.

FAQ

1. Quanti lavoratori usciranno dal mercato del lavoro entro il 2029?
Oltre 3 milioni di lavoratori raggiungeranno i requisiti per la pensione o lasceranno il lavoro per anzianità contributiva.

2. Perché il calo dei giovani rappresenta un problema economico?
Perché riduce il numero di persone disponibili a sostituire i lavoratori pensionati e aumenta la pressione sui sistemi pensionistico e sanitario.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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