Economia

Intelligenza artificiale: mancano 316mila tecnici, il 51% del totale richiesto dalle imprese

today20 Agosto, 2026

Sfondo

Da un lato, le imprese italiane stanno incrementando i loro investimenti nell’intelligenza artificiale, ma dall’altro incontrano serie difficoltà nel reperire le professionalità necessarie per poterla gestire. Il problema è stato sollevato da un’indagine della Confartigianato, secondo la quale, nel 2025, su 621mila richieste di lavoratori con competenze digitali avanzate, ben 316mila – ossia, il 50,8% – sono risultate di difficilmente selezionabili. Più in dettaglio, l’analisi dell’Ufficio Studi del Confederazione artigiana rivela che il 71,8% delle imprese ha effettuato investimenti in almeno uno dei settori della transizione digitale:  dall’adozione di tecnologie digitali alla loro integrazione nell’organizzazione, fino allo sviluppo di nuovi modelli di business basati sul digitale. E la tendenza ad investire sale al 73,4% nei servizi per poi attestarsi al 70,8% nei comparti della manifattura, delle utilities e delle costruzioni.

Servono tecnici per sfruttare il potenziale dell’IA

Tuttavia, come si è detto, la carenza di personale qualificato è stata lamentata dal 58,6% delle aziende italiane come ostacolo principale all’utilizzo dell’AI. A seguire, sono poi emerse l’incertezza legislativa (indicata dal 47,3%), l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari (dal 45,2%), le preoccupazioni per privacy e protezione dei dati (dal 43,2%), i costi elevati (dal 43%) e le considerazioni etiche (dal 25,7%). Lo studio di Confartigianato ha, dunque, preso in considerazione le competenze necessarie alle aziende per l’utilizzo e l’integrazione nei processi aziendali di intelligenza artificiale: e cioè, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain. Ebbene, come si è già accennato, lo scorso anno le nostre imprese hanno richiesto 621.180 lavoratori con un’elevata capacità di applicare queste tecnologie e ben 315.560 (il 50,8%) si sono rivelati come molto difficili da reperire.

Nel commentare i dati emersi da questa ricerca, il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale possa diventare “un potente fattore di produttività e competitività”, anche se, per coglierne pienamente le opportunità, servono persone capaci di governarla. Pertanto, sempre secondo Granelli, “la sfida dell’IA è innanzitutto una sfida sulle competenze: occorre rafforzare la formazione, il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese e garantire anche alle micro e piccole aziende l’accesso alle professionalità necessarie”.

I dati della carenza regione per regione

A livello regionale, è la Lombardia l’area che si distingue maggiormente in quanto a numero di lavoratori con competenze digitali avanzate che però le imprese faticano a trovare: sono, infatti, 60.960 professionalità introvabili sulle 121.440 richieste, pari al 50,2%. Al secondo posto si colloca la Campania con 31.130 profili professionali difficili da reperire su 66.950 richieste (pari al 46,5%), seguita dal Lazio, dove a mancare all’appello sono 30.780 lavoratori su 66.760, pari al 46,1%. Immediatamente dopo incontriamo il Veneto, con 26.030 tecnici difficili da trovare su 47.150 richiesti (pari al 55,2%) e l’Emilia Romagna con 25.640 professionalità che scarseggiano sul mercato sulle 45.700 necessarie alle imprese (pari al 56,1%). Nel Mezzogiorno, il quadro prosegue con la Sicilia, dove sono 22.440 le competenze mancanti su 51.230 richieste (pari al 43,8%) e con la Puglia, con 21.120 figure professionali introvabili su 46.320, (pari al 45,6%).

Tuttavia, le suddette carenze professionali toccano le loro percentuali più elevate, rispettivamente nel Trentino Alto Adige che, infatti, registra 10.960 professionalità difficili da trovare su 18.000 richieste (pari al 60,9%) e nell’Umbria che, con 3.760 figure professionali introvabili su 6.200, raggiunge una percentuale del 60,7%.

A Roma e a Milano una situazione non edificante

Invece, a livello provinciale, a guidare la graduatoria per numero di lavoratori difficili da reperire, c’è Milano, con 29.840 competenze introvabili su 64.320 richieste, pari al 46,4%. Seguono Roma, dove le imprese cercano invano 24.580 figure su 55.240 (pari al 44,5%) e Napoli che, a sua volta, registra 16.200 lavoratori introvabili su 36.010 richiesti, pari al 45%. Al quarto posto si colloca Bari, con 9.300 professionalità che latitano su 19.830 (pari al 46,9%), seguita da Torino, con 9.050 tecnici difficili da reperire su 17.950 (pari al 50,4%).

In sintesi

  • Le imprese italiane investono sempre di più nel digitale e nell’IA: il 71,8% ha realizzato investimenti in almeno un ambito della transizione digitale.
  • Il principale ostacolo all’adozione dell’intelligenza artificiale è la mancanza di competenze: il 58,6% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale qualificato.
  • Nel 2025 sono stati richiesti 621.180 lavoratori con competenze digitali avanzate, ma 315.560 profili, pari al 50,8%, sono risultati difficili da trovare.
  • Le competenze più strategiche per utilizzare e integrare l’IA riguardano cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.
  • Tra gli altri ostacoli all’utilizzo dell’IA figurano l’incertezza normativa, la scarsa disponibilità o qualità dei dati, i problemi di privacy, i costi elevati e le questioni etiche.
  • La Lombardia è la regione con il maggior numero assoluto di professionisti difficili da reperire, mentre Trentino-Alto Adige e Umbria registrano le percentuali più elevate di difficoltà di reperimento.
  • Secondo Confartigianato, la sfida dell’IA è soprattutto una sfida formativa: occorre rafforzare il collegamento tra scuola, università, formazione e imprese, garantendo anche alle piccole aziende l’accesso alle competenze necessarie.

FAQ

Quante imprese italiane stanno investendo nella transizione digitale? Secondo l’indagine di Confartigianato, il 71,8% delle imprese ha investito in almeno uno dei settori legati alla transizione digitale, dall’adozione di nuove tecnologie allo sviluppo di nuovi modelli di business.

Qual è il principale ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese? Il principale problema è la carenza di personale qualificato, indicata dal 58,6% delle aziende intervistate.

Quanti lavoratori con competenze digitali avanzate sono difficili da reperire? Su 621.180 lavoratori richiesti nel 2025, ben 315.560, pari al 50,8%, sono risultati difficili da selezionare.

Quali competenze sono necessarie per sfruttare l’intelligenza artificiale? Le aziende ricercano soprattutto competenze in cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.

Quali altri fattori frenano l’adozione dell’IA? Oltre alla mancanza di competenze, pesano l’incertezza legislativa, la difficoltà di disporre di dati adeguati, le preoccupazioni per privacy e protezione dei dati, i costi elevati e le questioni etiche.

Quali sono le regioni con maggiori difficoltà nel reperire questi professionisti? In termini assoluti guida la Lombardia, con 60.960 profili difficili da trovare. Le percentuali più elevate si registrano invece in Trentino-Alto Adige (60,9%) e Umbria (60,7%).

Cosa propone Confartigianato per affrontare il problema? Confartigianato chiede di rafforzare la formazione e il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese, così da aumentare la disponibilità di professionisti capaci di gestire e integrare l’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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