Economia

Milano, Roma e Monza le città più pressate dal Fisco

today20 Ottobre, 2026

Sfondo

La consueta analisi settimanale, pubblicata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, si sofferma questa volta sul tema della pressione fiscale in Italia. Ne emerge che è Milano la città italiana maggiormente oberata da oneri fiscali: infatti, all’ombra della Madonnina, si pagano più tasse che in qualsiasi altra parte d’Italia, visto che, nel 2024, ogni contribuente della Città Metropolitana lombarda ha versato in media 9.066 euro di Irpef.

Un importo che supera di oltre 1.500 euro quello di Roma, seconda in classifica con 7.536 euro. Dietro alla Capitale si collocano poi Monza/Brianza con 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846, mentre la media nazionale si è, invece, attestata a 5.788 euro.

Perché si paga di più nelle città con redditi più alti

Ma per quale ragione – si domanda la CGIA – si paga di più proprio in queste città? La risposta risiede nella progressività del nostro sistema fiscale, per cui più alto è il reddito e maggiore è l’aliquota che viene applicata.

Ecco perché, in linea di massima, le aree con il prelievo più pesante sono anche quelle in cui si guadagna di più. Ed a conferma di ciò, basta andare a verificare i dati relativi ai redditi complessivi dichiarati che, non a caso, vedono la Città Metropolitana di Milano a guidare la classifica, con 34.803 euro. A seguire, vengono Bologna con 30.686, Monza-Brianza con 30.578, Lecco con 29.906, Bolzano con 29.846, Parma con 29.771 e Roma con 28.643. Si tratta, praticamente, delle stesse realtà che occupano le prime posizioni anche nella graduatoria dell’Irpef pagata.

Il rapporto tra tasse e servizi pubblici

C’è poi anche un altro aspetto che gli analisti mestrini evidenziano: quello cioè, in base al quale “chi paga di più, di solito può contare anche su servizi pubblici più numerosi e tendenzialmente di migliore qualità, dai trasporti alle infrastrutture sociali, dall’istruzione alla cultura, fino allo sport e al tempo libero”.

Quasi 43 milioni di italiani versano l’Irpef

Sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l’Irpef. A sostenerne il peso maggiore sono i lavoratori dipendenti che, con 24,1 milioni, costituiscono la porzione più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati. Meno numericamente rilevanti sono, invece, le partite Iva che contano poco più di 1,6 milioni di unità: un dato che però – avverte la CGIA – non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse.

Sul piano numerico, a livello nazionale, è la Capitale a primeggiare, poiché la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di contribuenti. Alle sue spalle troviamo Milano con 2,5 milioni e Napoli che raggiunge gli 1,7 milioni.

Le province in cui si paga meno Irpef

Tra le province italiane meno gravate dal fisco, spiccano Crotone con un’Irpef media versata da ciascun contribuente pari a 3.867 euro, Vibo Valentia con 3.836, Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689. Ed anche in questi casi, vale il ragionamento fatto più sopra, nel senso che le province in cui si paga di meno sono anche quelle nelle quali il livello di reddito è più basso della media del Paese.

Pressione fiscale al 43% nel 2026

Quest’anno – sempre secondo le stime di questo studio – la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43%: ossia, in lieve aumento rispetto al 42,9 % registrato nel 2025 . In particolare, il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni.

Nel 2022, anno che precede la nascita del Governo Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,6 %, vale a dire 1,4 punti in meno rispetto a quella prevista per quest’anno. Tuttavia, ciò non significa che le famiglie e le micro imprese abbiano dovuto necessariamente pagare più tasse: anzi, per queste categorie il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni.

Perché è aumentata la pressione fiscale

Allora – si chiede la CGIA – a cosa possiamo attribuire l’incremento della pressione fiscale? Un contributo importante lo hanno dato, innanzitutto, i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell’Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono cresciuti complessivamente di 1,1 milioni di unità . Pertanto, tra il 2022 e il 2026, il gettito è cresciuto anche grazie all’espansione dell’occupazione ed ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali, che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive.

Banche, assicurazioni e grandi imprese: più imposte versate

Inoltre, dall’analisi delle misure approvate dal governo Meloni, la CGIA deduce anche come il maggiore contributo alla crescita del gettito vada attribuito ad alcuni grandi soggetti economici – in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese – che hanno visto crescere il loro carico tributario. Va evidenziato, infatti, che, a partire da quest’anno, banche e assicurazioni – tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap – verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più.

In sintesi

  • Milano è la città con l’Irpef media più alta: 9.066 euro per contribuente nel 2024, davanti a Roma (7.536 euro) e Monza-Brianza (7.100 euro).

  • I redditi più alti si concentrano nelle aree con maggiore pressione fiscale, in linea con il principio di progressività dell’Irpef.

  • La pressione fiscale in Italia è prevista al 43% nel 2026, in aumento rispetto al 42,9% del 2025 e al livello più alto degli ultimi dieci anni.

  • Occupazione e maggiori imposte su banche e assicurazioni contribuiscono all’aumento del gettito: queste ultime verseranno 5,6 miliardi di euro in più a partire dal 2026.

FAQ

1. Qual è la città italiana in cui si paga più Irpef?

Milano, con una media di 9.066 euro per contribuente nel 2024, secondo l’analisi della CGIA di Mestre.

2. Perché aumenta la pressione fiscale in Italia?

Secondo la CGIA, incidono la crescita dell’occupazione, gli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali e il maggiore carico tributario per alcuni grandi soggetti economici.

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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