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Cgil, pensione anticipata a 64 anni con il Tfr scarica costo sui lavoratori

today7 Settembre, 2026

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La Cgil ribadisce la propria
contrarietà all’ipotesi di utilizzare il Tfr per consentire
l’uscita anticipata a 64 anni. “Una proposta già avanzata lo
scorso anno e che per la Cgil è sbagliata e, alla prova dei
numeri, addirittura folle”, afferma il sindacato.

   
“Non amplia realmente la flessibilità del sistema
previdenziale, ma scarica interamente il costo dell’anticipo
sulle lavoratrici e sui lavoratori, che per poter andare prima
in pensione dovrebbero accettare un assegno più basso per tutta
la vita e, in alcuni casi, utilizzare anche il proprio Tfr per
raggiungere la soglia richiesta”, spiega la Cgil nella sua
newsletter Collettiva.

   
“Siamo di fronte all’ennesima proposta sbagliata, che prova a
presentare come una nuova opportunità ciò che in realtà viene
finanziato interamente dalle lavoratrici e dai lavoratori”,
afferma Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil. “Il
punto da chiarire è molto semplice: il Tfr è delle lavoratrici e
dei lavoratori ed è salario differito. Non sono risorse del
governo e non sono risorse pubbliche con cui finanziare una
riforma delle pensioni”, sottolinea.

   
Il sindacato spiega che nel 2022, per accedere al
pensionamento a 64 anni, era necessario maturare una pensione
pari ad almeno 2,8 volte
l’assegno sociale, 1.310,68 euro mensili. Nel 2026 la soglia
ordinaria è salita a tre volte l’assegno sociale, pari a
1.638,72 euro mensili. Con una retribuzione annua di 30 mila
euro e 30 anni di contribuzione, ad esempio, la pensione
simulata a 64 anni è di circa 1.110 euro mensili, “molto lontana
dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026”. Anche aggiungendo il Tfr
stimato, il montante complessivo rimarrebbe “insufficiente” a
raggiungere la soglia, avverte la Cgil.

   

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