Economia

Raddoppia, dal 2013, la quota dei condizionatori presenti nelle case italiane

today17 Giugno, 2026

Sfondo

Un’analisi pubblicata dall’ASSIUM (l’Associazione che riunisce gli utility managers italiani) segnala che, per refrigerare le proprie abitazioni, quest’anno le famiglie italiane si troveranno a dover affrontare una spesa che potrà giungere a superare i 400 euro a nucleo per l’intero periodo estivo.

Caldo intenso e aumento dei costi energetici

Infatti, “ad influire sui costi legati all’uso di condizionatori, deumidificatori, ventilatori e altri apparecchi elettrici è in primo luogo una questione climatica”, dal momento che, nel 2026, in Italia il caldo intenso è arrivato prima: tanto è vero che, già a partire da maggio, si è registrato, in tutta la Penisola, un aumento delle temperature con bollini rossi e arancioni in numerose città.

In secondo luogo – spiega sempre ASSIUM – la crisi in Medio Oriente ha determinato un aumento dei prezzi dell’energia, con l’elettricità passata dai circa 112 euro a megawattora di giugno 2025 ai circa 132 di giugno 2026, con un incremento del +17,8% che ha avuto, inevitabilmente, effetti diretti in bolletta: e non a caso, secondo gli ultimi dati ISTAT, le tariffe della luce sono oggi mediamente più alte del 7,2% rispetto allo scorso anno.

Crescita dei condizionatori e rischio per la qualità dell’aria indoor

Più in generale, negli ultimi dieci anni, con estati sempre più lunghe e temperature che spesso raggiungono i 40 gradi, il numero di famiglie italiane che si sono dotate di condizionatori è praticamente raddoppiato, andando però, conseguentemente, ad accrescere anche il rischio inquinamento per l’aria indoor (ossia quella presente all’interno degli edifici).

Ed a questo proposito, un nuovo studio della SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) ci ammonisce che, in mancanza di un’adeguata ventilazione, la qualità dell’aria domestica peggiora sensibilmente, con possibili ripercussioni sullo stato di salute.

Attualmente, circa il 60% delle abitazioni italiane dispone di almeno un sistema di climatizzazione. Una percentuale che certifica come i cambiamenti climatici abbiano modificato le abitudini delle famiglie, che hanno, pertanto, portato a raddoppiare – rispetto al 2013 – il numero di case dotate in cui si utilizza condizionatore.

Temperature in aumento e stagioni calde più lunghe

Ed è sempre la SIMA ad evidenziare come, negli ultimi anni, il nostro Paese abbia registrato un costante aumento delle temperature medie estive, accompagnato da un progressivo allungamento della stagione calda. Basti pensare che, in molte aree della Penisola, i termometri inizino a superare i 30 gradi sino dal mese di maggio, per poi mantenere valori elevati fino a settembre inoltrato, mentre le ondate di calore portano frequentemente le temperature oltre i 40 gradi.

Tuttavia, non va sottovalutato il fatto che, se da un lato i condizionatori forniscono una risposta efficace alle temperature estreme, dall’altro possono pure contribuire, indirettamente, a un peggioramento della qualità dell’aria indoor, specialmente quando gli ambienti restano chiusi per lunghi periodi, senza un adeguato ricambio d’aria.

Composti organici volatili e inquinamento negli ambienti domestici

A riguardo di ciò, la SIMA spiega che il rischio principale è costituito dall’accumulo di sostanze inquinanti negli spazi domestici, in particolare dei composti organici volatili (Voc), che rappresentano una delle principali categorie di elementi contaminanti presenti negli ambienti interni.

E stiamo parlando di un tema che, proprio oggi mercoledì 17 giugno, sarà al centro della conferenza “Oltre l’efficienza. Qualità degli Ambienti Interni tra salute pubblica e valorizzazione del patrimonio immobiliare”, in programma al Senato. Durante l’evento verrà presentato uno studio preliminare realizzato da SIMA sulla dispersione dei composti organici volatili negli ambienti domestici.

Lo studio SIMA sulla ventilazione degli ambienti

La ricerca è stata condotta in un contesto reale, prendendo cioè come riferimento un bagno (inteso come uno degli spazi della casa maggiormente soggetti all’accumulo di inquinanti): ed i dati che ne sono emersi hanno segnalato differenze che variavano notevolmente in base al sistema di ventilazione adottato.

Infatti, in un ambiente completamente chiuso e privo di aerazione, la concentrazione di composti organici volatili tende a rimanere elevata per molte ore, tornando ai livelli iniziali soltanto dopo circa 15 ore.

L’utilizzo della ventilazione meccanica riduce, invece, drasticamente i tempi di dispersione, consentendo il ritorno ai valori di base in circa tre ore. Anche se a rivelarsi ancora più efficace è stata, senz’altro, la ventilazione naturale, poichè aprendo le finestre, i livelli di inquinanti sono tornati alla normalità in meno di 40 minuti.

Salute e importanza del ricambio d’aria

La SIMA ricorda, inoltre, che i composti organici volatili sono sovente associati a diversi problemi di salute, come le irritazioni delle vie respiratorie, il mal di testa, la stanchezza e l’ affaticamento.

In caso poi di esposizione prolungata, possono aumentare i rischi per l’apparato respiratorio e cardiovascolare. Per queste ragioni, la medicina ambientale sottolinea sempre l’importanza di affiancare alle strategie di refrigeramento anche una corretta gestione della ventilazione degli ambienti domestici. Corretta gestione che viene garantita soprattutto dalla ventilazione naturale, che si conferma così “uno strumento di prevenzione semplice, ma essenziale per ridurre l’esposizione quotidiana agli inquinanti indoor”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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