Economia

I costi delle mense scolastiche secondo Cittadinanzattiva

today18 Giugno, 2026

Sfondo

Dalla più recente indagine (la nona) che Cittadinanzattiva ha condotto sulle mense scolastiche – analizzando, per tutti i capoluoghi italiani, quanto deve pagare una famiglia composta da tre persone (due genitori e un figlio minore), con un reddito lordo annuo di 44.200 euro e un ISEE di 19.900 euro – è emerso che la quota annuale del servizio di ristorazione scolastica – ipotizzando una frequenza di 20 giorni mensili per un totale di 9 mesi – oscilla tra gli 87 e gli 89 euro al mese.

Spesa per una famiglia con reddito medio

E’ questo, dunque, l’importo cui ha dovuto fare fronte una famiglia con reddito medio, nel corso dell’anno scolastico 2025/2026, per la mensa di un figlio iscritto rispettivamente alla scuola dell’infanzia ed alla primaria. Si è, pertanto, registrato un aumento rispetto all’anno precedente (2024/2025), quando cioè la spesa media era stata di 85 euro per l’infanzia e di 86 euro per la primaria.

Costo del pasto e aumenti registrati

Più in dettaglio, a livello nazionale, il costo a pasto passa a 4,3 euro per l’infanzia ed a 4,41 euro per la primaria, con un rincaro medio rispettivamente del 2,1% e del 2,7%: ma ci sono anche picchi di aumento che, nella scuola primaria, raggiungono il +16,6% in Molise e il +7,6% in Abruzzo.

Le regioni più costose e più economiche

La regione che risulta mediamente come la più costosa si conferma l’Emilia Romagna con 116 euro mensili per l’infanzia e 115 euro per la primaria: in notevole aumento rispetto ai 108 euro mensili medi rilevati nella scorsa indagine. La regione più economica rimane, invece, la Sardegna che registra 61 euro nell’infanzia (dato invariato) e 65 euro per la primaria (erano 64 euro nell’anno passato).

I dati dei capoluoghi di provincia

Ma cambiamenti di una certa rilevanza si riscontrano anche a livello di singoli capoluoghi di provincia: se, ad esempio, lo scorso anno la città più economica in assoluto era risultata Barletta (con 2 euro a pasto in entrambi i gradi), nel 2026 il primato passa a Cagliari (con 2,1 euro, sia per l’infanzia, che per la primaria).

Invece, sul fronte opposto, è Parma la città a risultare come la più cara in assoluto: sia per l’infanzia (con 7,8 euro a pasto), che per la primaria (con 7,1 euro). Fra le grandi città si conferma, inoltre, il dato certamente virtuoso di Roma, la quale presenta un costo a pasto invariato di 2,6 euro sia per l’infanzia, che per la primaria.

Fondi PNRR e mense scolastiche

Per quanto attiene poi all’utilizzo dei fondi del PNRR destinati alle mense scolastiche, l’Indagine di Cittadinanzattiva registra una forte accelerazione, dal momento che gli interventi finanziati per la costruzione o la messa in sicurezza dei locali mensa sono saliti dai 961, rilevati a dicembre 2024, agli attuali 1.975. Di questi, ben 926 prevedono la costruzione di nuove mense (erano 516 nella scorsa edizione).

Miglioramento nell’allocazione delle risorse al Sud

Ed in particolare, si è riscontrato un netto miglioramento nell’allocazione delle risorse verso il Mezzogiorno: se, infatti, nella passata rilevazione al Sud e alle Isole andava il 37% dei fondi impiegati, oggi – grazie ai nuovi bandi e agli scorrimenti di graduatorie – il Sud ha raggiunto circa il 66% dell’ammontare dei finanziamenti totali e il 59,1% dei progetti finanziati.

Le proposte avanzate nell’Indagine

Infine, nell’Indagine vengano pure suggerite alcune idee relativamente alla ristorazione scolastica, e cioè:

1) Riconoscere le mense scolastiche come servizio pubblico essenziale

La mensa dovrebbe, infatti, diventare un servizio universale, sperimentando modelli graduali per ampliare la platea e uniformando le tariffe minime e massime almeno per macroaree territoriali.

2) Aumentare e rendere stabile il Fondo per il contrasto alla povertà alimentare a scuola

La dotazione introdotta lo scorso anno e confermata per il 2025 e il 2026 a soli 500.000 euro è ampiamente insufficiente. Serve, pertanto, un incremento strutturale per le famiglie in difficoltà.

3) Predisporre un piano quinquennale oltre il PNRR

Occorre, infatti, continuare a costruire nuove mense – specialmente nel Sud e nelle aree interne – per garantire il tempo pieno a tutti gli studenti fino alla secondaria di primo grado.

4) Promuovere un’indagine parlamentare e un Osservatorio nazionale permanente

Istituire un Osservatorio nazionale permanente e redigere un regolamento nazionale per le Commissioni Mensa che ne definisca chiaramente funzioni e prerogative.

5) Coinvolgere gli studenti contro lo spreco alimentare

Rendere gli studenti protagonisti contro lo spreco e nella lotta al “cibo spazzatura”, sostenendo programmi di educazione alimentare per ridurre gli sprechi ed eliminare i cibi e le bevande spazzatura dai distributori automatici scolastici, sostituendoli con prodotti freschi e locali.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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