Economia

L’importanza del terziario a Taranto

today28 Maggio, 2026

Sfondo

Importanza del terziario: al Salone Mediterraneo dell’Impresa, promosso da Confcommercio Taranto, è emerso come la città pugliese stia cercando di cambiare passo. I numeri continuano a descrivere una realtà difficile, dal momento che la provincia ionica resta ultima in Italia in quanto a disoccupazione giovanile nella fascia 15-34 anni, con un tasso del 43,9%.

Tuttavia, accanto a problemi strutturali divenuti ormai storici, affiorano anche segnali che indicano l’avvio di una possibile trasformazione del modello economico locale.

Studio e analisi sul territorio

Al centro dell’evento, c’è stata la presentazione di uno studio che Confcommercio ha commissionato all’Università di Bari, la quale ha analizzato le prospettive di sviluppo per Taranto “tra attrattività, rigenerazione e giovani”.

L’indagine rivela che, pur mantenendo l’industria un peso rilevante, è il terziario a mostrare i segnali più dinamici. Infatti, nel periodo 2020-2025, il comparto dei servizi è cresciuto del 5,1%, superando di oltre quattro punti percentuali la media regionale.

Inoltre, Taranto ha registrato anche il più alto incremento, a livello regionale, nel saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese turistiche, con un aumento del 34,4%. Pertanto, pure il turismo conferma il trend positivo: tanto è vero che, tra il 2024 e il 2025, gli arrivi sono cresciuti del 13%, raggiungendo quota 445 mila unità, mentre le presenze hanno toccato 1,6 milioni, in crescita del 14%.

Turismo e internazionalizzazione

A trainare il settore è soprattutto la componente internazionale di fascia alta: e non a caso, gli arrivi dall’estero sono saliti del 30,7%, con un balzo del 62% per quanto concerne il mercato statunitense.

Buoni risultati si riscontrano anche sia nel comparto della Blue Economy, cresciuta del 95% nell’ultimo decennio, che in quello della ICT (informazione, comunicazione e tecnologia) che, a sua volta, mette a segno un incremento del 17,5%.

Criticità del sistema produttivo

Ciò nonostante, la ricerca evidenzia come questi progressi, per quanto rilevanti, non siano ancora sufficienti a invertire pienamente la tendenza. Tanto è vero che più della metà delle imprese presenti sul territorio territorio – ossia il 55,2% – denuncia difficoltà nel reperire personale qualificato, soprattutto operai specializzati e figure con competenze digitali avanzate.

Inoltre, solo il 20,6% delle aziende prevede nuove assunzioni nei prossimi dodici mesi. Pertanto, il clima di fiducia resta debole, con appena il 10,9% degli imprenditori che esprime una valutazione positiva sull’andamento dell’economia locale, mentre il 52,8% si dichiara scettico.

Ancora più significativo in senso negativo è il dato relativo alla percezione delle opportunità offerte dal territorio: infatti, per il 62,2% degli intervistati Taranto non garantisce prospettive adeguate di sviluppo.

Ostacoli e percezione del territorio

Ed a questo proposito, tra i principali ostacoli individuati dallo studio in questione figurano gli elevati costi di gestione, le carenze infrastrutturali e soprattutto la lunga vicenda dell’ex Ilva, percepita come un freno competitivo sia dalle imprese locali, che dagli investitori esterni.

Un’impresa su due nel territorio ionico considera, infatti, l’ex acciaieria un elemento penalizzante: percentuale che sale al 70% tra le aziende interpellate fuori provincia.

C’è, quindi, un danno reputazionale che continua a pesare sulla capacità attrattiva dell’area, con il 55% delle imprese extra-provinciali che giudica Taranto poco competitiva, mentre il 57% dichiara di non conoscere le agevolazioni regionali destinate all’area ionica.

Investimenti e divari territoriali

Sul fronte degli investimenti, Taranto si colloca al quinto posto in Puglia con 286 milioni di euro attratti attraverso le principali misure regionali. Il confronto con Lecce mette in luce però un forte divario: infatti, pur avendo il 44% di imprese in più, il territorio salentino genera il 142% di investimenti aggiuntivi.

Fondi europei e politiche di sviluppo

Infine, con le risorse del JTF (il Jusst Transition Fund – il Fondo dell’Unione europea studiato per spingere le regioni economicamente meno sviluppate e più povere, ad arrivare ad un’economia a emissioni zero, riducendo l’uso dei combustibili fossili e usufruendo strumenti digitali o elementi che non siano inquinanti) la provincia ionica sale al quarto posto regionale. Tuttavia, anche qui emerge uno squilibrio nell’accesso agli incentivi, poiché, mentre la misura PIA (promossa dalla Regione Puglia per agevolare le piccole e medie imprese del territorio) ha attivato 85 milioni su 100 disponibili, il bano MiniPIA (dedicato a micro e piccole imprese) ha, invece, raccolto richieste per appena 12 milioni su 100 stanziati.

Secondo l’indagine di Confcommercio Taranto, la ragione di tutto ciò risiede nella struttura stessa dei bandi: il 78% dei codici Ateco finanziabili riguarda il settore secondario, mentre al terziario è riservato soltanto il 20% dei codici ammissibili.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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