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today30 Giugno, 2026
Magazzino fiscale: in base a quanto è emerso da un’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di UNIMPRESA, il vero problema del fisco italiano non risiede solamente nell’evasione, ma anche nell’enorme massa di crediti tributari già accertati dallo Stato e mai riscossi. Infatti, al 31 dicembre 2025, il cosiddetto “magazzino della riscossione” ammontava a 1.331 miliardi di euro, corrispondenti a circa il 59% del PIL nazionale, nonché a quasi il triplo delle entrate tributarie annue dello Stato.
In pratica, si tratta di crediti già iscritti a ruolo e affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ma non ancora incassati. E questo è il frutto di un carico complessivo di 1.957 miliardi, accumulati dal 2000 al 2025, da cui sono stati sottratti 431,4 miliardi ( per sgravi, condoni e annullamenti) ed altri 194,7 effettivamente riscossi.
Lo studio di UNIMPRESA mette in risalto come più di 588 miliardi siano classificati come di difficile recupero, in quanto riferiti a fallimenti, imprese cessate, persone decedute o soggetti nullatenenti. A questi, vanno aggiunti 46,7 miliardi temporaneamente sospesi per contenziosi o definizioni agevolate: pertanto, a rimanere, quindi, almeno teoricamente “aggredibile” rimane così una quota di 742,9 miliardi, della quale però – se si considerano le posizioni già interessate da procedure esecutive e quelle oggetto di rateizzazione – il portafoglio realmente lavorabile si riduce a 93,1 miliardi, appena il 7% dell’intero stock.
Nel 2025 l’attività di riscossione ha consentito di recuperare 16,8 miliardi di euro, ossia il 5% in più rispetto al 2024, ma pur sempre solamente l’1,3% del magazzino complessivo. L’Agenzia delle Entrate ha totalizzato oltre il 57% delle somme riscosse, seguita dall’Inps con il 22,6%, mentre Comuni e Regioni rappresentano insieme circa il 12%. Il sistema continua, comunque, ad auto alimentarsi, visto che, nel quinquennio 2021-2025, sono stati affidati alla riscossione mediamente 85,1 miliardi di nuovi crediti all’anno, rendendo in tal modo strutturalmente impossibile ridurre il magazzino.
L’analisi si sofferma, inoltre, pure sulla concentrazione del debito fiscale. Ne emerge che i contribuenti iscritti a ruolo sono circa 23 milioni, dei quali 19,3 milioni sono persone fisiche e 3,7 milioni sono persone giuridiche. Di essi, il 61% risulta debitore da almeno dieci annualità diverse, evidenziando, pertanto, una realtà fatta di situazioni debitorie ormai divenute croniche. In altre parole, la cosa significa che circa 7 milioni di contribuenti italiani hanno rapporti strutturalmente conflittuali e irrisolti con l’amministrazione fiscale e che non si tratta, dunque, di episodi isolati.
I crediti residui consistono in oltre 315 milioni di singoli titoli, distribuiti in circa 191 milioni di cartelle e avvisi di accertamento. Sul piano finanziario, il 76% delle cartelle ha un importo inferiore a 1.000 euro, ma le posizioni superiori a 10.000 euro, pari ad appena il 4,4% del totale, concentrano oltre il 75% del valore dei crediti.
Ancora più significativo appare poi il ruolo dei cosiddetti grandi debitori – quelli cioè, con esposizioni superiori a 500 mila euro – dal momento che essi rappresentano, infatti, appena il 3% dei contribuenti iscritti a ruolo, ma generano, tuttavia, il 36% delle riscossioni complessive e sono titolari di un portafoglio di 388,9 miliardi di crediti. Il sistema della riscossione coattiva, in Italia, risulta pertanto sopraffatto numericamente da micro-crediti, mentre i grandi debitori — che da soli generano il 36% del riscosso annuo — sono solo il 3% dei contribuenti iscritti a ruolo.
Nel commentare quanto è emerso dall’indagine in questione, il presidente di UNIMPRESA, Paolo Longobardi, ha sottolineato l’esigenza di individuare più efficaci criteri di gestione e smaltimento, avendo ben chiaro che l’obiettivo dovrà essere quello di “distinguere in modo chiaro i crediti realmente recuperabili da quelli ormai definitivamente inesigibili, evitando che un magazzino sempre più ampio continui a rappresentare una fotografia contabile priva di effettiva capacità di riscossione”.
D’altra parte – ha poi aggiunto – “il magazzino della riscossione è lo specchio più fedele delle disfunzioni del sistema fiscale italiano: da un lato 1.331 miliardi di crediti che lo Stato ha accertato ma non riesce a incassare, dall’altro un carico fiscale che nel 2025 ha raggiunto il 43,1% del PIL, massimo storico, gravando su imprese e lavoratori che pagano regolarmente”.
E si tratta di due fenomeni che non sono casuali, poichè “quando la riscossione è inefficace, il peso ricade integralmente su chi adempie correttamente, perché il bilancio pubblico deve comunque essere finanziato”.
Perché solo 93 miliardi del magazzino fiscale sono recuperabili?
Perché gran parte dei crediti riguarda posizioni considerate di difficile recupero, crediti sospesi, procedure esecutive già avviate o debiti oggetto di rateizzazione.
Chi concentra la maggior parte del debito fiscale?
Le posizioni superiori a 10.000 euro rappresentano solo il 4,4% delle cartelle ma concentrano oltre il 75% del valore dei crediti.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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