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Nel corso di una manifestazione che si è svolta recentemente a Bari e che ha visto – su iniziativa della Coldiretti e di Unaprol – la partecipazione di migliaia di agricoltori che hanno denunciato il crollo delle quotazioni dell’olio extravergine d’oliva italiano (praticamente dimezzate rispetto allo scorso anno), è stato pure messo in risalto come la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle aziende olivicole italiane siano minacciate a causa delle speculazioni e degli inganni messi in campo dai trafficanti di olio.
In particolare, Coldiretti e Unaprol hanno denunciato che l’uso di clorofilla, olio deodorato ed altre sostanze chimiche – di cui ci si serve per alterare qualità e caratteristiche del prodotto – è ormai divenuto uno dei metodi più diffusi e sta, purtroppo, mettendo a rischio la salute dei consumatori oltre a danneggiare l’intero sistema agroalimentare nazionale.
E tutto questo avviene mentre gli arrivi dall’estero continuano a spingere al ribasso le quotazioni, favorendo, in tal modo, speculazioni e frodi che minacciano la sopravvivenza delle aziende agricole italiane e ingannano i consumatori.
E stiamo parlando di prodotti che finiscono anche nelle mense scolastiche e ospedaliere, andando così a compromettere la qualità dell’alimentazione di bambini e pazienti.
Le due Organizzazioni agricole hanno, pertanto ritenuto necessario far convergere a Bari gran parte dei produttori italiani di olio, per protestare contro chi sta facendo crollare le quotazioni dell’ extravergine nazionale, costringendo gli olivicoltori a lavorare in perdita, mentre sugli scaffali dei supermercati aumentano le vendite di prodotti di bassa qualità, provenienti, oltre tutto, spesso da Paesi extra Ue.
Coldiretti e Unaprol spiegano, infatti, che prezzi riconosciuti agli olivicoltori sono scesi, nel 2026, fino a circa 5 euro al litro, contro i circa 9 euro dello scorso anno. E si tratta di una quotazione che è ampiamente inferiore ai costi medi di produzione ed è, oltre tutto, penalizzata pure dall’aumento dei costi energetici legati alla crisi internazionale ed alla guerra in Medio Oriente, che comportano un aggravio superiore a 200 euro per ettaro.
Per comprendere la portata del fenomeno basta osservare i dati ufficiali della filiera. Ne emerge che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine di oliva, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all’anno.
Secondo Coldiretti e Unaprol, ci si trova, quindi, in presenza di numeri che evidenziano forti squilibri ed alimentano il sospetto di pratiche che consentono di alterare o mascherare l’origine reale del prodotto, ingannando cittadini e agricoltori.
Alla mobilitazione di Bari, è stato anche allestito, per l’occasione, un “tavolo degli inganni” per mostrare, a tutti, le principali pratiche fraudolente utilizzate nel settore oleario, comprese miscelazioni pericolose e non controllate. L’iniziativa ha consentito anche di confrontare oli extravergini di qualità con prodotti camuffati che arrivano sulle tavole dei consumatori senza adeguate garanzie sull’origine e sulla qualità.
Pertanto, al fine di tutelare la filiera dell’olio extravergine italiano e la salute dei cittadini, Coldiretti e Unaprol chiedono, alle istituzioni competenti, un deciso rafforzamento dell’attività di controllo lungo tutta la filiera.
E, tra le richieste principali, figura l’utilizzo sistematico di strumenti scientifici avanzati come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica: tutte tecnologie in grado di individuare con precisione l’origine dell’olio e che dovrebbero, quindi, essere riconosciute come prove nei procedimenti giudiziari.
Le due Organizzazioni propongono inoltre:
In sintesi
FAQ
Perché gli olivicoltori italiani protestano?
Per il forte calo delle quotazioni dell’olio extravergine, scese sotto i costi di produzione, e per la concorrenza di prodotti considerati di qualità inferiore.
Quali strumenti vengono proposti per contrastare le frodi?
Coldiretti e Unaprol chiedono l’uso di tecnologie come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica per verificare l’origine dell’olio.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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