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Con 23 eventi estremi al giorno nel mese di giugno, la Coldiretti lancia il suo SOS sull’andamento climatico nel nostro Paese. Spiega, infatti, una nota pubblicata dall’Associazione dei coltivatori italiani che , nel solo mese di giugno, si sono verificati sul nostro territorio circa 700 eventi estremi ( pari, quindi, ad oltre 23 al giorno) tra violenti temporali, grandinate, tornado, tempeste di vento e fulmini.
Ed a rivelare questi dati è un’analisi che è stata effettuata su numeri forniti da ESWD, evidenziando una netta crescita rispetto allo stesso periodo del 2025, con valori che sono addirittura più che raddoppiati. Ricordiamo che ESWD è la banca dati europea che si occupa di raccogliere e fornire informazioni dettagliate e controllate su gravi eventi dovuti a squilibri termici.
L’agricoltura nazionale si trova, quindi, a dover fare sempre più i conti con un clima divenuto particolarmente instabile, tra caldo e fenomeni violenti.
L’afa record che ha colpito il nostro Paese si alterna ormai, con frequenza sempre maggiore, a fenomeni meteorologici estremi: tanto è vero che, a seguito di giornate caratterizzate da temperature molto elevate, si verificano sovente – soprattutto nelle ore pomeridiane e serali – improvvisi rovesci, raffiche di vento e grandinate che colpiscono sia le città, che le campagne.
Secondo la Coldiretti, questo alternarsi di condizioni climatiche estreme è divenuto ormai un elemento ricorrente dell’estate italiana, con conseguenti difficoltà nella gestione delle allerte meteo e dei danni sul territorio.
D’altra parte, si è ampiamente dimostrato che non possono certamente essere le piogge intense ed i temporali violenti a risolvere i problemi di siccità, dal momento che le cosiddette “bombe d’acqua” contribuiscono soltanto in una misura del tutto marginale alla soluzione delle criticità connesse alla carenze idriche.
Infatti, per risultare concretamente efficaci per le campagne, le precipitazioni dovrebbero essere regolari, prolungate e di intensità moderata. Al contrario, le piogge improvvise e intense non vengono assorbite dal terreno, defluiscono rapidamente in superficie e finiscono così per aumentare i rischi di frane, di smottamenti e di dissesto idrogeologico.
Pertanto, l’agricoltura italiana sta vivendo una fase di autentica sofferenza, determinata dal fattore caldo e da quello dell’aumento dei costi. Le condizioni climatiche estreme stanno, dunque, mettendo sotto pressione le aziende agricole nazionali, con effetti particolarmente gravi nel Nord e nel bacino del Po.
Più in dettaglio, secondo il monitoraggio condotto da Coldiretti, le coltivazioni maggiormente colpite risultano essere il riso, i pomodori e gli ortaggi, unitamente alle difficoltà incontrate dai pascoli e dagli allevamenti. Ed a questo proposito, basti considerare che, in determinate condizioni, l’afa riduce notevolmente la produzione di latte sino a farne aumentare i costi del 30% (ed oltre) per impianti di refrigerazione e per altri sistemi di raffrescamento nelle stalle.
Nel calcolare l’entità delle perdite subite dalle attività agricole italiane negli ultimi quattro anni, la Coldiretti ha stimato che, in questo arco di tempo, gli effetti dei cambiamenti climatici abbiano provocato danni diretti e indiretti all’agricoltura italiana per oltre 20 miliardi di euro, tra siccità e alluvioni.
Inoltre – sempre secondo la Coldiretti – più del 28% del territorio nazionale è oggi a rischio degrado e desertificazione, proprio a causa della riduzione della disponibilità idrica. Ma allora, quali rimedi e quali risposte strutturali occorrono per fronteggiare una situazione già così compromessa?
Per parte sua, al fine di affrontare la crisi climatica, la Coldiretti torna a riproporre la sua ormai tradizionale soluzione che consisterebbe nel realizzare un piano nazionale degli invasi con sistemi di pompaggio, in collaborazione con l’ANBI (l’Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari).
Si tratterebbe di bacini che dovrebbero giocare un ruolo multifunzionale: in modo tale da garantire, al tempo stesso, acqua per usi civili e agricoli e per la produzione di energia idroelettrica. Il tutto, riducendo l’impatto delle piogge intense sul suolo e contribuendo, in tal modo, a limitare fenomeni di scorrimento e dissesto.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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