Economia

Incertezze di guerra: il punto sulla crisi di Hormuz

today8 Giugno, 2026

Sfondo

L’Ufficio Studi della Confartigianto ha pubblicato un documento analitico sui guasti che il conflitto in Iran è venuto a determinare in circa due mesi di altissima tensione.

L’esito più che mai incerto della trattativa tra Washington e Teheran che dovrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, non contribuisce sicuramente ad attenuare quei primi segnali statistici che misurano gli impatti prodotti della guerra in corso sull’ economia e sulle imprese italiane.

Crollo dell’export verso il Medio Oriente

Tanto per iniziare, a marzo si è più che dimezzato (-52,5%) il nostro export verso il Medio Oriente, con particolare riferimento a quello diretto ai Paesi del golfo che, infatti, cala del 63%.

Più in dettaglio, tra i principali mercati di quell’Area, a marzo si è verificato un autentico crollo delle vendite del made in Italy in Kuwait (-89,6%), in Qatar (-66,1%) e negli Emirati Arabi Uniti (-65,9%), oltre ad una significativa riduzione in Arabia Saudita (- 36,5%).

E ad aprile, le stime preliminari dell’Istat segnalano una decrescita ulteriore del 6,9% su base annua dell’export nazionale verso il Medio Oriente. Pertanto, nei primi due mesi di crisi nel Golfo, le esportazioni italiane in Medio Oriente sono scese di 1.586 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, equivalenti al 33,0% in meno.

Energia: petrolio e inflazione

Intanto, sul versante della crisi energetica, a maggio, il prezzo del petrolio Brent – quotato in dollari statunitensi – è risultato in calo del 10,7% rispetto al picco di aprile, anche se, nella media dei primi tre mesi della crisi di Hormuz, segna pur sempre un aumento del 55,5% rispetto alle quotazioni di febbraio.

Sempre a maggio – secondo le stime preliminari dell’Istat – l’inflazione è aumentata del 3,2% (mentre era +2,7% ad aprile). Un’accelerazione dovuta, essenzialmente, alle maggiori tensioni sui prezzi dei beni energetici che sono, infatti, aumentati del 12,0% (era +9,2% ad aprile). E si tratta di aumenti che, se confrontati col resto d’Europa, risultano, innanzitutto, superiori alla media registrata nella Zona Euro (che si ferma, infatti, al + 10,9%), ma anche a quelli riscontrati in Germania (+ 5,6%) ed in Spagna (+6,6%), mentre rimangono inferiori a quelli della Francia che subiscono, infatti, un aumento del +16,5%.

Guerra: Gas, elettricità e carburanti

Quanto al costo del gas, negli ultimi tre mesi, il suo prezzo medio è stato superiore del 37,9% rispetto alle quotazioni di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità ha superato dell’11,5% i livelli raggiunti prima che avesse inizio il conflitto.

Inoltre, dall’analisi dei dati rilevati il 1 giugno dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in merito ai prezzi dei carburanti, è emerso pure che, in Italia, il prezzo del gasolio auto alla pompa, nella media delle tredici settimane di crisi, ha superato del 19,5% la media di febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, è risultato addirittura superiore del 58,9% rispetto ai livelli pre crisi.

L’analisi di Confartigianato spiega, inoltre, come, nei primi giorni di giugno, il prezzo del gas e dell’elettricità all’ingrosso abbiano confermato la crescita di maggio e come il prezzo del gasolio (al netto delle tasse) sia tornato a salire dopo un calo di sei settimane consecutive dal picco raggiunto a metà aprile. Comunque, nonostante tale discesa, il costo industriale del gasolio al 1° giugno rimane ancora superiore del 49,8% se raffrontato alla media di febbraio.

Metalli e minerali in aumento

Quanto alle quotazioni internazionali dei prezzi dei metalli e dei minerali in generale, a maggio hanno proseguito nel loro trend di crescita, segnando il terzo mese consecutivo di aumenti e risultando, pertanto, superiori del 39,3% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. In particolare, sempre a maggio, le maggiori tensioni si sono segnalate sui prezzi di stagno (+67,5% su base annua), alluminio (+49,7%), rame (+42,1%), zinco (+31,7%) e nichel (+22,5%). Crescite meno accentuate si sono, invece, osservate per ferro (+12%) e (+1,7%).

Impatti sulla politica monetaria e credito

La Cofartigianato teme che tutte queste tendenze rialziste sui prezzi possano indirizzare le decisioni della BCE nel campo della politica monetaria, andando a sfociare in un probabile rialzo dei tassi, mentre le aziende italiane non hanno nemmeno ancora riassorbito gli effetti della stretta del 2022.

Infatti, a marzo 2026, le nostre imprese pagano un costo del credito del 3,49%, superiore di ben 186 punti base rispetto a quello del giugno 2022: ossia, del periodo precedente al primo rialzo dei tassi, adottato dalle autorità monetarie europee per contrastare la spirale inflazionistica sorta in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Una nuova stretta monetaria – avverte, dunque, Confartigianato – metterebbe a repentaglio la ripresa degli investimenti in macchinari che, nel primo trimestre del 2026, si era invece rafforzata, avendo fatto segnare un aumento del 2,3% sul trimestre precedente e del 6,6% su base annua, accelerando così il +3,1% dell’ultimo trimestre del 2025.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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