Economia

Il calo dei prestiti alle piccole imprese

today13 Ottobre, 2026

Sfondo
I prestiti alle piccole imprese calano del 3,6% a giugno 2026. Pesano il costo del credito, i rialzi dei tassi e il calo degli investimenti. Come è noto, l’aumento dei prezzi dell’energia sta spingendo al rialzo l’inflazione, i tassi di interesse e le curve dei rendimenti. Ed a questo proposito, un’analisi della Confartigianato evidenzia come, attualmente, l’economia globale sia caratterizzata da deficit di bilancio eccessivi, livelli record di debito pubblico e costi elevati per il servizio del debito. D’altra parte, come del resto sottolineato recentemente dal Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico globale si sta avvicinando ai livelli più alti mai più toccati dal secondo Dopo Guerra.

I rialzi dei tassi e gli effetti sugli investimenti

Negli ultimi tempi, per contrastare la crescita inflattiva, la BCE ha deciso due rialzi dei tassi di riferimento – il primo a giugno ed il secondo a settembre – ciascuno di 25 punti base.

Una duplice scelta restrittiva che, secondo Confartigianato, rischia di determinare un ulteriore inasprimento del costo del credito alle imprese che, ad agosto 2026, è risultato pari al 3,85%: stabile, quindi, rispetto al 3,86% di luglio (anche se in aumento di 36 punti base rispetto al precedente minimo di 3,49% di marzo 2026) ma, soprattutto, superiore di ben 222 punti base rispetto a quello del giugno 2022, vigente prima del rialzo dei tassi che la BCE avrebbe attuato per contrastare la fiammata inflazionistica innescata all’inizio del conflitto in Ucraina.

La stretta monetaria mette, inevitabilmente, in serie difficoltà la crescita degli investimenti in macchinari che, infatti, già nel secondo trimestre del 2026 ha già lanciato segnali di indebolimento: tanto è vero che la diminuzione è stata pari al 2,3% sul trimestre precedente, mentre l’aumento dell’1,2% su base annua è in netto ridimensionamento rispetto al +6,4% calcolato nel primo trimestre del 2026.

La transizione digitale e green delle imprese

L’indebolimento degli investimenti comporta inoltre – sempre secondo Confartigianato – un rallentamento per le imprese sulla strada della doppia transizione digitale e green e su quella del recupero della produttività, con effetti negativi sulle prospettive di crescita economica.

In generale, nel 2025, gli investimenti in macchinari delle micro e piccole imprese hanno raggiunto i 42.723 milioni di euro. Più in dettaglio, il 21,0% delle micro e piccole imprese ha investito in tecnologie green, mentre il 69,4% di esse ha effettuato investimenti in almeno uno degli ambiti della transizione digitale.

Il calo dei prestiti alle piccole imprese

Ovviamente, l’aumento degli oneri finanziari penalizza la domanda di credito che, per le piccole imprese, presenta ancora un trend negativo: infatti, a giugno 2026 i prestiti a loro destinati sono scesi del 3,6% su base annua (era – 4,3% a marzo 2026), mentre sono saliti del 2,6% per il totale delle imprese.

In particolare, per un ampio aggregato dell’artigianato (e cioè quello delle quasi-società artigiane) il calo si è aggravato, andando a toccare il -12,4%.

L’effetto asimmetrico della restrizione monetaria

Pertanto, se, da un lato, il credito continua a crescere per il sistema produttivo nel suo complesso, dall’altro si riduce per le piccole imprese, le quali rappresentano, comunque, la componente più numerosa e diffusa del tessuto imprenditoriale italiano. Si viene, in tal modo, a configurare quello che Confartigianato definisce “un effetto asimmetrico della restrizione monetaria”, che penalizza maggiormente le micro e piccole imprese, alle prese con l’aumento del costo del credito e la riduzione dei prestiti.

Purtroppo – lamenta l’Associazione artigiana – i nuovi rialzi dei tassi decisi dalla BCE rischiano di accentuare queste difficoltà, frenando gli investimenti proprio in una fase in cui sarebbe “necessario accelerare i processi di innovazione e le transizioni digitale e green per rafforzare la produttività e la competitività delle imprese”.

Le differenze territoriali nell’accesso al credito

Quanto, infine, alle differenze che si manifestano a livello territoriale, lo studio in questione sottolinea come in questo ambito sussistano disparità notevolmente accentuate. È, infatti, ampiamente diffusa una performance peggiore delle piccole imprese rispetto al complesso delle imprese, riscontrata in diciannove casi su ventuno.

Tra le maggiori regioni, le riduzioni dei prestiti più contenute alle piccole imprese rispetto alla media si osservano in Lombardia (- 1,5 %), in Sicilia (- 2,6%), in Campania (- 3,0%), nel Lazio (- 3,1%) e in Puglia (- 3,4 %), mentre le flessioni più accentuate sono quelle di Toscana (- 6,1%) e Veneto (- 4,9%). Tra le altre regioni le diminuzioni più significative si riscontrano, invece, per la Valle d’Aosta (- 9,1%), le Marche (- 6,6%) e la Liguria (- 5,7%).

In sintesi

  • A giugno 2026, i prestiti alle piccole imprese sono diminuiti del 3,6% su base annua, mentre quelli al totale delle imprese sono aumentati del 2,6%.

  • Ad agosto 2026, il costo del credito alle imprese si è attestato al 3,85%, con un aumento di 36 punti base rispetto a marzo.

  • Nel secondo trimestre del 2026, gli investimenti in macchinari sono diminuiti del 2,3% rispetto al trimestre precedente.

  • Le flessioni dei prestiti alle piccole imprese sono state più marcate in Valle d’Aosta (-9,1%), nelle Marche (-6,6%) e in Toscana (-6,1%).

FAQ

Perché diminuiscono i prestiti alle piccole imprese?

L’aumento del costo del credito e la restrizione monetaria rendono più oneroso l’accesso ai finanziamenti, penalizzando soprattutto le micro e piccole imprese.

In quali regioni si registra il calo maggiore dei prestiti alle piccole imprese?

Le riduzioni più significative si registrano in Valle d’Aosta (-9,1%), nelle Marche (-6,6%) e in Toscana (-6,1%).

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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