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Agricoltura europea: da oggi, giovedì 3 settembre, restano chiuse le porte dell’Europa alle carni ed ad altri prodotti di origine animale di provenienza brasiliana, se non garantiscono il rispetto delle stesse regole imposte agli allevatori europei.
Una decisione dell’Unione Europea che – spiega la Coldiretti – afferma un principio fondamentale: quello cioè, in base al quale “non può esserci tutela del reddito degli agricoltori, né della salute dei cittadini se nel mercato europeo entrano prodotti ottenuti secondo standard diversi e meno rigorosi rispetto a quelli richiesti alle nostre imprese”.
Si tratta, quindi, dell’esito positivo di una strenua battaglia condotta dalla Coldiretti stessa e da Filiera Italia – sia a Roma, che a Bruxelles – per sostenere il “principio di reciprocità”. E non stiamo certamente parlando di un’azione pregiudiziale contro il commercio internazionale, ma contro una concorrenza sleale che, per troppo tempo, ha imposto agli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo però, allo stesso tempo, l’ingresso nella UE di prodotti che non erano in grado di offrire garanzie equivalenti.
Pertanto, dopo le denunce e le mobilitazioni di Coldiretti e Filiera Italia, l’Unione Europea è andata, finalmente, a controllare sul campo l’effettiva capacità del sistema brasiliano di rispettare o meno le norme comunitarie: e la Commissione ha, appunto, rilevato l’inadeguatezza delle garanzie fornite dal Brasile rispetto alle restrizioni europee sull’impiego di determinati antimicrobici.
Di conseguenza, a partire dal 3 settembre, il Paese sud americano non figura più tra quelli autorizzati, ai fini di determinati requisiti, per l’ingresso nell’Unione di una serie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.
Il tutto, a dimostrazione di come la reciprocità non possa limitarsi ad essere uno slogan, ma debba, al contrario, “diventare il criterio sul quale costruire la politica commerciale europea”.
Agli allevatori italiani sono richiesti ogni giorno investimenti e regole rigorose sull’impiego dei farmaci, sulla tracciabilità, sul benessere animale e sulla sicurezza alimentare. Non è più, dunque, assolutamente accettabile che gli stessi obblighi svaniscano quando il prodotto arriva da migliaia di chilometri di distanza.
Il commercio – continua Coldiretti – costituisce “un’opportunità soltanto quando avviene a condizioni eque, chi vuole vendere alimenti sul mercato europeo deve garantire standard equivalenti a quelli rispettati dagli agricoltori europei”.
Tra l’altro – secondo i dati ISMEA relativi a maggio 2026 – gli arrivi di carne brasiliana in Italia avevano registrato una forte accelerazione: e cioè, + 129 % per il pollame e + 212 % per il manzo, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La decisione sul Brasile costituisce così, a questo punto, un significativo precedente politico che l’Europa farà bene a seguire per ogni tipo di importazioni.
Coldiretti si augura, ad esempio, che quanto fatto con il Brasile, venga riproposto anche per il grano canadese, ottenuto con il glifosato – molecola considerata da alcuni studi potenzialmente cancerogena – secondo pratiche, ovviamente, non consentite agli agricoltori italiani.
Ed a questo proposito, Coldiretti e Filiera Italia stanno esercitando una forte pressione nell’ambito dell’Omnibus Food and Feed (il nuovo Regolamento entrato ufficialmente in vigore il 1 gennaio 2026) per superare il doppio standard sui residui.
Non è, infatti, ammissibile che, ad esempio, un Paese come la Germania – dove hanno sede grandi multinazionali della chimica come Bayer e Basf – continui a produrre ed esportare verso Paesi terzi fitofarmaci vietati da tempo nell’Unione europea. Sostanze che agli agricoltori europei non è consentito utilizzare, ma che rischiano poi di rientrare nei piatti dei cittadini attraverso i prodotti importati.
E questo – contesta la Coldiretti – rappresenta, chiaramente, un doppio standard che “penalizza le nostre imprese, altera la concorrenza e indebolisce le garanzie per i consumatori”.
Perché l’UE ha limitato l’ingresso di alcuni prodotti brasiliani?
Perché la Commissione europea ha rilevato garanzie insufficienti rispetto alle norme UE sull’impiego di determinati antimicrobici.
Che cosa significa “principio di reciprocità”?
Significa che i prodotti importati nel mercato europeo devono rispettare standard equivalenti a quelli richiesti agli agricoltori europei.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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