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Dal Rapporto commissionato da Assindatcolf (Associazione Nazionale Datori di Lavoro Domestico) al Centro Studi “IDIOS” ed intitolato “Indispensabili, ma sottovalutati: il fabbisogno di lavoratori domestici stranieri nell’Italia che invecchia”, è emerso che, nel 2029, per coprire la domanda familiare di cura e assistenza, serviranno, nel nostro Paese, almeno 2 milioni e 211mila lavoratori domestici (tra colf e badanti), dei quali il 69% in larga misura extra comunitari.
Lo studio analizza le necessità di cura degli over 65 in Italia, con una popolazione che cresce a ritmo continuo e che continuerà a farlo per almeno altri 15 anni: e cioè, fino a quando sarà ancora in vita la generazione del “baby boom” (i nati negli anni Cinquanta e Sessanta) che, infatti, ne costituirà la componente più vecchia (over 85).
In particolare, il rapporto evidenzia che, alla fine del 2026, dei 15 milioni di persone con oltre 65 anni, saranno 2,2 milioni a necessitare di un aiuto, per una percentuale pari al 14,6% del totale e con quote che però, a livello territoriale, oscilleranno dal 12% delle regioni del Nord (Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige e Veneto) al 19% di Sud e Isole (Molise, Abruzzo, Basilicata e Sardegna). E sempre nel 2026, il 43,6% di quella quota sopra citata (ossia, 958 mila persone) riceverà aiuto a pagamento.
Proiettando questi dati, Assindatcolf si spinge, quindi, a prevedere che, nel 2029, ci sarà bisogno di quasi 1 milione e 68mila badanti, di cui 784 mila con cittadinanza straniera (73,4%).
Tuttavia, per quanto concerne la distribuzione territoriale, va però pure rilevato che la concentrazione di queste figure professionali si segnala come inversa rispetto a quella dei bisogni, con punte che si attestano, infatti, tra il 50 e il 52% nel Centro-Nord (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), mentre Campania, Sicilia e Calabria si attestano, invece, sul 32%.
E lo stesso calcolo previsionale viene poi fatto anche per i lavoratori di cura della casa, in merito ai quali emerge che, sempre nel 2029, ne serviranno un milione e 144mila, di cui 742 mila di provenienza estera (64,8%).
Si arriva così a totalizzare il fabbisogno complessivo di 2 milioni e 211mila lavoratori, con una crescita, nel triennio 2027 /2029, di circa 122mila unità (e cioè, 40.522 all’anno), di cui 7.440 italiani e 33mila stranieri (dei quali circa 24mila non comunitari).
L’analisi di Assindatcolf chiarisce, inoltre, che a guidare questa tendenza non sono soltanto le evoluzioni demografiche, quali le attuali aspettative di vita a 83,7 anni (e che nel 2050 passeranno a 84,3 anni per gli uomini e a 87,8 anni per le donne), oppure la riduzione della fascia di popolazione attiva, che passerà dall’attuale 63,5% al 54,3% del 2050.
Infatti, dallo studio in questione, risulta anche che la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera è quasi triplicata dal 2012, attestandosi, nel 2026, sul 6,9%: una percentuale che, tra l’altro, sarebbe ancora più alta se si considerasse la platea degli oltre 2 milioni di stranieri che hanno già acquisito la cittadinanza italiana.
E proprio a questo proposito – sempre secondo quanto spiega Assindatcolf – il dato più interessante è quello che riguarda la componente di stranieri che svolgono lavori domestici e di cura, in merito ai quali, “il processo di progressivo invecchiamento è molto più accentuato di quello della popolazione generale: tanto è vero che, nel 2024, oltre l’11% del lavoro in questo settore è risultato svolto da stranieri con oltre i 65 anni.”
E si tratta di un dato che induce gli Autori di questa ricerca a parlare di un mercato del lavoro “caratterizzato da scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori anziani, spesso ancora attivi per necessità economiche e per la natura poco tutelata delle carriere nel settore”.
Più in dettaglio, sono le badanti donne a manifestare il trend più accelerato, visto che quelle con più di 65 anni sono passate dal 4,3% del 2015 al 16% nel 2024. Ed è ovvio, quindi, prevedere che “molte lavoratrici dovranno lasciare nei prossimi anni l’attività in questo settore se non per ‘raggiunti limiti di età’ almeno per ‘motivi fisici’”.
Un “turn – over”, dunque, del tutto straordinario, in base al quale l’Associazione stima che, per colmare il vuoto, ben l’81,6% di quei 122 mila lavoratori in più che serviranno nel prossimo triennio, dovranno essere stranieri, tre quarti dei quali non comunitari.
A commento dei risultati resi noti dalla sua indagine, la presidenza di Assindatcolf sottolinea come il dato dei circa 24mila lavoratori non comunitari stia ad indicare, con chiarezza, quale sarà il fabbisogno delle famiglie italiane nel 2029: e si tratta di una quota che si spera possa trovare spazio nella futura programmazione dei flussi, che attualmente si ferma al 2028.
Infatti, “in assenza di una sua prosecuzione, il rischio è una vera e propria implosione del sistema dell’assistenza familiare, pilastro del welfare pubblico, con famiglie sempre più anziane che non riescono a trovare sul mercato del lavoro una manodopera disponibile, anch’essa sempre più anziana: con il paradosso di avere assistenti familiari chiamate a prendersi cura degli anziani quando esse stesse si avvicinano a una condizione di bisogno assistenziale”.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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