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Questa settimana, il consueto approfondimento di attualità economica, realizzato dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, ha avuto per oggetto l’indebitamento delle famiglie italiane.
Ne è emerso che, nel 2025, escludendo i mutui per la casa (che rappresentano un capitolo a parte, in quanto investimenti di lungo periodo finalizzati ad accrescere il patrimonio immobiliare), il credito al consumo erogato dalle banche e dalle finanziarie alle nostre famiglie consumatrici si è avvicinato ai 178 miliardi di euro.
Rispetto ai livelli di nove anni fa, l’ aumento è risultato del 62 % pari, in termini assoluti, a +68 miliardi. Una crescita consistente che rivela “molto sui cambiamenti nelle abitudini di spesa e, soprattutto, nella capacità economica delle famiglie”.
Se – come hanno fatto gli analisti mestrini – al credito al consumo erogato dalle sole banche (127 miliardi di euro), si aggiungono anche i 447,5 miliardi di mutui per l’acquisto di un’abitazione (che 3,8 milioni di famiglie hanno acceso con gli istituti di credito) e le altre forme di prestiti residuali, il debito complessivo sale allora a 612,6 miliardi di euro.
Ma quali sono le ragioni che spingono gli Italiani ad indebitarsi sempre di più?
Secondo la CGIA sono essenzialmente due: da un lato c’è chi ha bisogno di liquidità immediata – magari per far fronte a spese impreviste o per arrivare a fine mese – mentre, dall’altro, c’è chi ricorre ad un prestito per acquistare beni durevoli, come l’auto nuova, i mobili o gli elettrodomestici. In pratica, tutti quegli acquisti importanti che un tempo si facevano con i risparmi.
Non sempre però, questa tendenza riflette il disagio economico che sta attraversando una parte rilevante del Paese, anche se, negli ultimi anni, l’aumento dell’inflazione ha gradualmente limitato il potere d’acquisto dei cittadini: per molti di essi, gli stipendi e le pensioni sono, infatti, rimasti sostanzialmente fermi, mentre i prezzi di beni e servizi aumentavano inesorabilmente.
Il risultato è che molte famiglie, in particolar modo quelle del cosiddetto ceto medio, per mantenere lo stesso tenore di vita di prima, si sono viste costrette a ricorrere al credito, alimentando così quella crescita del debito privato verso banche e finanziarie che, oggi, i numeri certificano con chiarezza. Ed a questo proposito, l’Associazione degli artigiani veneti ricorda che i consumi delle famiglie costituiscono il 60 % circa del PIL italiano.
Pertanto, quando le famiglie si indebitano a breve termine (ad esempio con prestiti o carte di credito), l’effetto può essere interpretato in due modi opposti: da una parte la cosa potrebbe, infatti, rappresentare un segnale positivo, poiché se le persone hanno più accesso al credito e spendono di più, aiutano anche l’economia a crescere. Dall’altra però, il fatto potrebbe, al contrario, segnalare la presenza di un problema serio, dal momento che, se il debito aumenta più velocemente degli stipendi, allora vuol dire che le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e si affidano ai prestiti per sostenersi.
L’aspetto più importante da monitorare è quindi – spiega la CGIA – il rapporto tra quanto le famiglie devono restituire e quanto guadagnano davvero, poiché “finché questo rapporto resta gestibile, non c’è da preoccuparsi troppo. Ma se supera certi limiti, cresce il rischio che molte famiglie non riescano più a pagare i propri debiti, con conseguenze negative per tutta l’economia”. Negli ultimi anni, sempre più persone hanno, dunque, fatto ricorso a prestiti a breve termine, per fronteggiare imprevisti e difficoltà momentanee.
Come è noto, nell’Eurozona i tassi non sono fissi, ma oscillano in base alle decisioni che la BCE prende alla luce dell’andamento dell’inflazione e del quadro economico generale. Di conseguenza, capire se il TAEG medio (ossia, il tasso annuo effettivo globale) sta salendo o scendendo è assai utile per decidere se conviene aspettare o agire subito per richiedere un mutuo o un prestito. E quando il TAEG sale, il credito diventa, ovviamente, più caro non solo per il tasso di interesse in sé, ma anche per le spese accessorie che lo accompagnano.
Con particolare riferimento al credito al consumo, l’aumento del TAEG degli ultimi anni è stato piuttosto elevato, essendo, infatti, salito dal 7,64 % del 2021 fino al 10,16 % nel 2023. Nei due anni successivi è oscillato attorno al 10 %, per poi attestarsi, a luglio 2026, al 10,38 %.
Pertanto, se tra la fine del 2025 e luglio 2026, il TAEG applicato sugli acquisti immobiliari è rimasto sostanzialmente immutato, quello del credito al consumo è, invece, aumentato di 41 punti base: e si è trattato di una crescita dovuta soprattutto alla ripresa inflazionistica che ha riguardato l’Eurozona ed alla quale la BCE ha risposto alzando il tasso sui rifinanziamenti, oggi al 2,65 %.
A livello territoriale, la CGIA segnala che è l’Umbria la regione in cui, nel credito a breve, le famiglie consumatrici risultano essere più esposte con le banche e con le finanziarie. Infatti, nel 2025, il debito al consumo per nucleo è stato pari a 7.514 euro (+5,1% rispetto al 2024). A seguire, vengono la Toscana con 7.399 euro (+5,6 %) e la Sicilia con 7.383 euro (+4,5 %).
In coda alla graduatoria nazionale si collocano, invece, il Friuli Venezia Giulia con 5.845 euro di debito (+4,9 %), la Basilicata con 5.536 euro (+3,7 %) ed il Trentino Alto Adige con 3.824 euro (+5,7 %). Infine, il dato medio nazionale si è attestato sui 6.657 euro (+4,9 per cento).
Perché le famiglie italiane ricorrono sempre più al credito?
Per ottenere liquidità immediata o finanziare l’acquisto di beni durevoli, come auto, mobili ed elettrodomestici.
Qual è il debito medio al consumo delle famiglie italiane?
Nel 2025 il dato medio nazionale è stato di 6.657 euro per nucleo, in aumento del 4,9%.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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