Economia

Il caffè al bar rincarato del 24,2% in cinque anni

today24 Agosto, 2026

Sfondo

In base a quanto rivelato da una indagine, realizzata dal CRC (Centro di Formazione e Ricerca sui Consumi) e da Assoutenti, sul prezzo del caffè espresso consumato al bar, è emerso che la normale tazzina ha ormai raggiunto, nel nostro Paese, la nuova soglia media di 1,29 euro.

Ciò significa che, rispetto al 2021, il rincaro si è attestato a 25 centesimi in più, per una una crescita in percentuale del 24,2%.

Le differenze tra le province

Dietro a questa media nazionale, affiorano differenze anche notevoli: Bolzano, ad esempio, fa registrare il valore più elevato con 1,51 euro per una tazzina, mentre, sul fronte opposto, a Messina sono sufficienti 1,19 euro. Sono, comunque, undici le province nelle quali il prezzo ha raggiunto o superato 1,40 euro: tra queste – oltre, ovviamente, a Bolzano – figurano Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine.

Gli aumenti negli ultimi cinque anni

Se però si analizza l’andamento dei listini del caffè al bar negli ultimi cinque anni, si scopre anche che questa dinamica è variata in maniera piuttosto sensibile da zona a zona, con Pescara che ha fatto registrare l’incremento maggiore (e cioè, del 49%) rispetto al prezzo del 2021. A seguire, si segnalano Parma (con il 41%), Bari (con il 39,5%) e Napoli (con il 37,8%).

Per contro, le province con gli aumenti più contenuti sono risultate essere Aosta – che ha fatto segnare appena un + 6,7% in cinque anni – accompagnata, da Cagliari, Biella e Reggio Emilia: tutte e tre con rincari che si sono attestati al +15%.

E’ abbastanza chiaro, quindi, che ci si trova in presenza di dati che, tra le altre cose, mettono pure in evidenza come l’aumento del costo della tazzina non abbia proceduto con la medesima intensità nelle diverse aree del Paese.

I costi per gli esercenti

Sempre lo studio in questione attribuisce, in larga misura, l’incidenza dei costi sostenuti dagli esercenti essenzialmente agli aumenti di quelli dell’energia e della gestione. Ciò significa che il prezzo finale dell’espresso non deve, quindi essere ricondotto esclusivamente all’andamento della materia prima.

Il possibile cambiamento delle abitudini

Un aspetto assai importante da considerare, è pure quello relativo al fatto che il cambiamento dei prezzi inizia a comportare potenziali riflessi anche sulle attuali e future abitudini degli Italiani: e non a caso – sempre secondo i dati riportati dal Centro di Formazione e Ricerca sui consumi – nel 2026 le vendite di caffè in chicchi hanno conosciuto un’impennata del 33%. Una percentuale, questa, che può essere letta come il possibile segnale di una maggiore propensione verso il consumo domestico, anche se non dimostra ancora in automatico l’affermarsi di una tendenza all’abbandono del caffè al bar.

Un cambiamento economico e culturale

Certamente, in un Paese come l’Italia – patria dell’espresso – questa sorta di cambio di direzione, presenta una valenza sia economica, che culturale. Se, infatti, da un lato la tazzina continua ad essere un fattore che contraddistingue la quotidianità dei consumatori, dall’altro il suo prezzo è però anche rivelatore di quanto le condizioni che stanno modificando tutta la filiera (insieme ai rincari sostenuti dai pubblici esercizi), possano riflettersi persino su un gesto così consolidato.

Le parole di Furio Truzzi

Nel commentare le risultanze di questa indagine, il presidente del Comitato scientifico del CRC, Furio Truzzi, ha sottolineato come si stia ragionando su rincari che, per la verità, non paiono alimentati da quotazioni stellari raggiunte della materia prima: tanto è vero che, ad esempio, rispetto ai 5.600 dollari la tonnellata raggiunti nel 2025, le quotazioni del Robusta si attestano oggi attorno ai 3.900 dollari, mentre per l’Arabica i prezzi sui mercati si sono abbassati a circa 3,20 dollari per libbra, rispetto agli oltre 4 dollari toccati lo scorso anno.

Energia e costi di gestione

Di conseguenza – sempre secondo il CRC – alla base degli aumenti registrati ai bar si individuano altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione in capo agli esercenti, che vengono poi scaricati sui prezzi finali al consumatore.

In sintesi

  • Il prezzo medio del caffè al bar è salito a 1,29 euro, con un rincaro del 24,2% rispetto al 2021.
  • Bolzano è la provincia più cara con 1,51 euro a tazzina, mentre Messina è la più economica con 1,19 euro.
  • Pescara registra l’aumento maggiore in cinque anni, pari al 49%, seguita da Parma, Bari e Napoli.
  • Nel 2026 le vendite di caffè in chicchi sono aumentate del 33%, possibile segnale di una maggiore propensione al consumo domestico.

FAQ

Quanto costa oggi in media un caffè al bar in Italia?
Il prezzo medio nazionale è di 1,29 euro, secondo l’indagine CRC e Assoutenti.

Perché è aumentato il prezzo del caffè al bar?
Secondo il CRC, gli aumenti dipendono soprattutto dai maggiori costi energetici e di gestione sostenuti dagli esercenti, non solo dal prezzo della materia prima.

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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