Economia

Guerra del Golfo: aumentano di 29 miliardi le spese di famiglie e PMI italiane

today27 Luglio, 2026

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Guerra del Golfo: aumentano di 29 miliardi le spese di famiglie e PMI italiane

A ormai cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre calcola che, nel 2026, le famiglie e le imprese italiane dovranno farsi carico di quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti. L’analisi è stata realizzata ipotizzando che i prezzi attualmente applicati rimangano invariati sino alla fine di quest’anno.

Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4 % rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e dal gas con +5 miliardi (+14,6%). E si tratta di un impegno particolarmente gravoso che rischia di penalizzare soprattutto le famiglie economicamente più fragili, le aziende di trasporto di persone/merci e quelle a elevato consumo di energia.

L’impatto nelle regioni italiane

A livello territoriale – spiega la CGIA – è la Lombardia a pagare il prezzo più alto, visto che gli aumenti energetici peseranno sulla regione per 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. A seguire, l’Emilia-Romagna, con un aumento di 3 miliardi di euro (+16,1%) ed il Veneto con costi aggiuntivi per 2,9 miliardi (+15,8%).

Appare, quindi, chiaro che a subire le penalizzazioni maggiori saranno le aree geografiche più popolose e con le maggiori vocazioni manifatturiere e commerciali: ossia, i territori economicamente più avanzati del nostro Paese.

Carburanti: benzina e diesel guidano gli aumenti

Per quanto concerne i carburanti, gli analisti mestrini prevedono che, con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente a 1,91 e 2,04 euro al litro — e, quindi, con un rincaro rispettivamente del 12,4% e del 18,5% rispetto al periodo che precede immediatamente l’inizio delle ostilità – ci sarà un aggravio complessivo che, a livello nazionale, sarà pari a circa 13,6 miliardi di euro, con un incremento del 20,4% sul 2025.

Gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento potrebbe raggiungere il 21,6% (+118 milioni di euro). A seguire ci sarebbero poi la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3%: e, come valori assoluti, nel primo caso l’impatto economico è stimato in circa 1 miliardo di euro, nel secondo in 837 milioni.

Si delinea, pertanto, un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti rilevanti e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente impegnative per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno.

Energia elettrica: bollette in crescita

Quanto all’energia elettrica, rispetto all’ultima settimana di febbraio, il suo costo ha subito una crescita di prezzo del 51,2%. Si è, infatti, passati dai 106,7 euro al MWh ai 161,2 attuali. Di conseguenza, per quest’anno, gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9 %). E l’aggravio più importante dovrebbe riguardare la Lombardia (con 2,2 miliardi), seguita dal Veneto con poco più di un miliardo e dall’Emilia Romagna con 967 milioni di euro.

Gas: aumenti superiori al 70% in cinque mesi

Invece, per quanto concerne le bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6 % rispetto al 2025), considerato che il prezzo al Megawattora, negli ultimi 5 mesi, è balzato addirittura del 71,6 %, salendo dai 32,4 euro di fine febbraio agli attuali 57 euro.

Ed anche sul fronte del gas, la CGIA stima che dovrebbe essere la Lombardia a subire il maggior costo addizionale (e cioè, 1,2 miliardi), mentre quello dell’Emilia Romagna si attesterebbe a +710 milioni e quello del Veneto a +611 milioni.

Gli interventi del Governo e le richieste all’Unione Europea

Da quando è iniziato il conflitto nel Golfo, il Governo Meloni ha stanziato 7 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese: 5 per alleggerire i rincari di luce e gas, 2 per tagliare le accise su benzina e diesel. Un importo che l’Associazione degli artigiani veneti giudica “non trascurabile” ma che, tuttavia, serve a “sterilizzare” solo un quarto dei 29 miliardi di aggravio stimato complessivamente.

Ed a questo proposito, Palazzo Chigi sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027. Anche se stiamo pur sempre parlando di un intervento che potrà essere realizzato soltanto se il Consiglio Europeo concederà una clausola di salvaguardia, utile per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione.

E sempre ragionando di Europa, la CGIA lamenta il fatto che, in presenza di uno scenario così preoccupante, l’Unione Europea appaia come la grande assente, mantenendo un atteggiamento ben diverso da quello assunto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Infatti, tra il 2022 e il 2023, Bruxelles “autorizzò anche all’Italia di ridurre l’Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas per contenerne la volatilità e consentì l’applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia, che anche allora registrarono utili eccezionali”.

La proposta del disaccoppiamento tra gas ed energia elettrica

Sarebbe, infine, auspicabile anche l’attuazione di una misura assai discussa, ma mai realmente realizzata: e cioè, il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, “considerato sempre più necessario per rendere il mercato meno vulnerabile a shock di questa portata”.

Per ora – conclude la CGIA – non resta che sperare che la UE ci consenta almeno, nel prossimo autunno, “di mettere in campo altri 7 miliardi di euro contro il caro energia, permettendoci di non conteggiare nel rapporto deficit/Pil questa voce di spesa”.

In sintesi

  • La guerra nel Golfo Persico comporterà nel 2026 un aumento di quasi 29 miliardi di euro dei costi per famiglie e imprese italiane tra carburanti, energia elettrica e gas.
  • Il rincaro più elevato riguarda benzina e diesel (+13,6 miliardi), seguiti dall’energia elettrica (+10,2 miliardi) e dal gas (+5 miliardi).
  • La Lombardia è la regione più colpita in termini assoluti, davanti a Emilia-Romagna e Veneto, mentre gli aumenti percentuali più elevati per i carburanti sono previsti nel Mezzogiorno.
  • Secondo la CGIA, i 7 miliardi già stanziati dal Governo coprono solo un quarto degli aumenti stimati, mentre viene chiesto un nuovo intervento europeo contro il caro energia.

FAQ

Perché aumentano i costi di energia e carburanti?
L’incremento è attribuito agli effetti della guerra nel Golfo Persico sui prezzi di petrolio, gas ed energia, ipotizzando che le quotazioni restino stabili fino a fine 2026.

Quali categorie saranno maggiormente penalizzate?
Le famiglie con redditi più bassi, le imprese energivore e le aziende di trasporto, oltre alle regioni con maggiore concentrazione manifatturiera.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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