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In occasione del Salone del Mobile – che si è tenuto, presso la Fiera di Milano, dal 21 al 26 aprile – l’Ufficio Studi di Confartigianato ha presentato il Rapporto “Le tendenze dell’arredo e l’impatto della guerra del Golfo sulle imprese”, dal quale è emerso come il settore del mobile italiano stia confermando la sua solidità strutturale, fondata su un diffuso sistema di micro e piccole imprese e imprese artigiane che lavorano alacremente nonostante le tensioni geopolitiche e la politica protezionistica statunitense.
Il Rapporto rivela come, con oltre 21mila imprese registrate e 128mila addetti, il comparto del mobile si distingua per un tessuto imprenditoriale fortemente caratterizzato dall’artigianato: sono, infatti, ben 12mila aziende artigiane che lo compongono – corrispondenti al 56,2% del totale – e che danno lavoro a 37mila dipendenti.
Nel corso della presentazione è stato, inoltre, anche illustrato il quadro territoriale dell’artigianato nel Design, con circa 10mila attività delle quali Milano – in quanto a presenza delle imprese della progettazione – rappresenta la capitale italiana.
A livello territoriale, la specializzazione nel campo del mobile conferma il primato del Nord-Est, con il Friuli-Venezia Giulia, le Marche ed il Veneto a guidare la classifica per peso delle imprese del settore sull’economia del territorio. In particolare, l’analisi di Confartigianato esamina la iperspecializzazione di 37 comuni che, da soli, garantiscono un quinto (19,9%) degli occupati del settore in Italia e propone una panoramica sulla Filiera dell’Arredamento per casa o ufficio.
Più in generale, la produzione italiana di mobili ha fatto segnare, nel 2025, una crescita del +3,5%, superiore al +0,7% registrato, invece, nella media dell’Unione europea. Più in dettaglio, nel confronto con gli altri maggiori Paesi europei produttori di mobili, l’Italia fa meglio del +2,8% rispetto alla Polonia e del +2,3% rispetto alla Spagna, mentre la produzione di mobili scende in Germania (-3,3%) e Francia (-4,4%).
Qualche incertezza si è, tuttavia, registrata nei primi due mesi del 2026, con un calo della produzione dello 0,6% che, comunque, resta in linea con quello registrato, in generale, dalla manifattura.
Quanto alle esportazioni, i mobili italiani hanno chiuso il 2025 con una performance negativa (-1,2%), ma contenuta. Sui mercati internazionali l’Italia mantiene, infatti, una posizione di assoluta rilevanza, risultando pur sempre il secondo Paese esportatore europeo con una quota del 18,2%.
La mappa dell’export conferma, inoltre, l’importanza del cosiddetto “asse dei mobili della Pianura Padana”, visto che le dodici province di Treviso, Pordenone, Monza e Brianza, Como, Milano, Vicenza, Udine, Padova, Brescia, Bergamo, Venezia e Verona cumulano, insieme, esportazioni per 7,5 miliardi di euro, corrispondenti ai due terzi (67,0%) del made in Italy di mobili e risultando così il terzo esportatore europeo di mobili dietro a Polonia e Germania.
Indubbiamente, una certa preoccupazione la destano i segnali rilevati nel primo bimestre 2026, dai quali emerge una flessione dell’export dell’8,8%: flessione che riflette le incertezze presenti sullo scenario internazionale e, soprattutto, l’impatto dei dazi americani: non a caso, nel 2025, le esportazioni di mobili verso gli Stati Uniti hanno subito una contrazione media dell’8,2%, che si è fatta ancora più marcata (-15,8%) nei mesi interessati dai dazi (agosto 2025-febbraio 2026).
Con riferimento, invece, all’area mediorientale, attualmente coinvolta nella guerra del Golfo, l’Italia mantiene il suo primato di leader europeo su questi mercati, con un export di mobili che vale 742 milioni di euro.
Tuttavia, al di là degli aspetti tipicamente connessi ai problemi dell’export, va, comunque, anche sottolineato come la crisi di Hormuz stia incidendo gravemente sui rincari dei prezzi energetici e su quelli delle materie prime, con i metalli che, in particolare, risultano in crescita del +23% su base annua. Tali rincari si ripercuotono, inevitabilmente, sui costi produttivi del comparto, considerando, tra l’altro, che i prodotti in metallo rappresentano il primo settore manifatturiero per valore aggiunto della filiera dell’arredamento.
Il Rapporto di Confartigianato evidenzia poi anche come il settore del mobile stia, al momento, vivendo una fase di debolezza della domanda di lavoro, mentre rimane elevata la carenza di manodopera qualificata. Tanto è vero che, nel 2025 l’occupazione del comparto dei mobili è calata dell’1,4%, mentre il 55,8% delle assunzioni è risultato di difficile copertura.
Infine, l’Associazione artigiana teme che, per contrastare l’aumento dell’inflazione, le autorità competenti si orientino verso la prospettiva di una stretta monetaria che andrebbe a penalizzare la ripresa degli investimenti. E a questo proposito, il Rapporto ricorda come, sempre lo scorso anno, il 71,3% delle imprese legno-mobili abbia investito in digitale (in crescita rispetto al 65,7% del 2024), mentre il 31,8% di esse abbia proceduto ad investimenti green.
E si tratta di investimenti che – conclude Confartigianato – ”rappresentano una leva strategica per affrontare la doppia transizione e mantenere la competitività in un contesto internazionale sempre più complesso e turbolento”.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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