Economia

Se la “stretta” della BCE arriva proprio quando i mutui e i prestiti sono in crescita

today15 Settembre, 2026

Sfondo

Stretta Bce: uno studio pubblicato dalla FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) avverte che il nuovo rialzo di 0,25 punti percentuali deciso dalla Banca centrale europea (e che porta il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%), rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti proprio nel momento in cui il credito alle famiglie italiane stava tornando a crescere.

La nuova stretta monetaria arriva, infatti, dopo un periodo di graduale riduzione del costo del denaro che ha accompagnato la ripresa dei prestiti, specialmente di quelli destinati all’acquisto delle abitazioni e ai consumi.

Il credito alle famiglie torna a crescere

Non a caso – spiega il Sindacato bancario – nei primi sette mesi del 2026, lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e prestiti personali è aumentato di 12,92 miliardi di euro (+1,9%), rispetto alla fine del 2025. Ed a guidare la crescita sono stati soprattutto i mutui – aumentati di 9,16 miliardi (+2,1%) da dicembre 2025 – seguiti dal credito al consumo, cresciuto di 4,61 miliardi (+3,5%), mentre continuano, invece, a diminuire gli altri prestiti, scesi di 0,85 miliardi (-0,8%).

A questo punto però, il cambio di indirizzo della politica monetaria potrebbe rallentare questa recente dinamica positiva, dal momento che l’aumento del costo del denaro può tradursi progressivamente in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un finanziamento.

Quanto può aumentare la rata del mutuo

Ed a questo proposito, la FABI propone un esempio, prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150.000 euro, evidenziando come l’incremento della rata mensile varierà da 106,16 euro a 127,62 euro, a seconda della durata del finanziamento.

Più in dettaglio, sempre su un finanziamento da 150.000 euro, il passaggio dal 3,00% al 4,50% comporterebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su una durata di 10 anni, di 111,62 euro su 15 anni e di 117,08 euro su 20 anni. Per le durate più lunghe, l’incremento salirebbe a 122,43 euro al mese su 25 anni e 127,62 euro su 30 anni.

Pertanto, su base annua, la maggiore spesa per un mutuo da 150.000 euro sarebbe di 1.273,98 euro su una durata di 10 anni, di 1.339,41 euro su 15 anni, di 1.404,93 euro su 20 anni, di 1.469,18 euro su 25 anni e di 1.531,46 euro su 30 anni. E l’effetto cresce all’aumentare dell’importo finanziato.

Mutui, la crescita prosegue nel 2026

Il rialzo di 0,25 punti percentuali, che porta il costo del denaro al 2,50%, si innesta, dunque, su una tendenza che si è progressivamente rafforzata negli ultimi anni: tanto è vero che, dopo la flessione registrata nel 2023, i finanziamenti destinati all’acquisto delle abitazioni hanno ripreso a crescere e la tendenza è proseguita anche nel 2026.

Lo stock dei mutui alle famiglie è, infatti, salito da 424,65 miliardi di euro nel 2023 a 426,22 miliardi nel 2024, per poi aumentare a 440,52 miliardi alla fine del 2025 e raggiungere i 449,68 miliardi a luglio 2026.

Nei soli primi sette mesi di quest’anno l’aumento è risultato, quindi, di 9,16 miliardi di euro, pari cioè al 2,1%. Un dato che, secondo la FABI, “conferma che la ripresa non è più soltanto un primo segnale di inversione di tendenza, ma un fenomeno che si è consolidato nel tempo”. Il nuovo rialzo dei tassi arriva, pertanto, in una fase nella quale il mercato dei finanziamenti per la casa aveva ritrovato slancio, aprendo un nuovo scenario per i prossimi mesi.

Credito alle famiglie, +12,92 miliardi

Inoltre, complessivamente, nei primi sette mesi del 2026, il credito alle famiglie – comprensivo di mutui, credito al consumo e altri prestiti – è aumentato di 12,92 miliardi di euro, pari all’1,9% rispetto alla fine del 2025, passando così da 683,89 miliardi a 696,81 miliardi.

La parte più rilevante di questo incremento è quella riconducibile ai mutui, passati da 440,52 miliardi a 449,68 miliardi, con 9,16 miliardi in più (+2,1%).

La crescita più sostenuta in termini percentuali concerne, invece, il credito al consumo, passato da 131,17 miliardi a 135,78 miliardi, con un incremento di 4,61 miliardi (+3,5%).

Al contrario, a muoversi in direzione opposta sono stati gli altri prestiti, ossia i finanziamenti non legati a una specifica finalità, i quali sono calati da 112,19 miliardi a 111,34 miliardi, con una diminuzione di 0,85 miliardi (-0,8%).

Crescita selettiva del credito

Il quadro segnala, quindi, una crescita selettiva del credito, con le famiglie che stanno ricorrendo maggiormente ai finanziamenti soprattutto per la casa e per gli acquisti di beni e servizi, mentre continua a ridursi l’interesse per gli altri prestiti.

Come già detto, tra le diverse forme di finanziamento alle famiglie, il credito al consumo è quella che fa segnare l’aumento percentuale maggiore: +3,5% nei primi sette mesi del 2026, con 4,61 miliardi di euro in più rispetto alla fine del 2025. Tuttavia, anche su questo versante, il rialzo dei tassi può modificare le condizioni maturate negli ultimi mesi.

Credito al consumo, cosa cambia con i tassi più alti

A luglio 2026, secondo l’ultimo dato della Banca d’Italia, il tasso medio sul credito al consumo è pari all’8,68%. Nell’ipotesi di una risalita al 9,50%, la simulazione della FABI ci rivela però che un viaggio da 5.000 euro, finanziato in quattro anni, comporterebbe una rata di 125,62 euro al mese, mentre per un’automobile da 20.000 euro, finanziata in sei anni, la rata sarebbe di 365,49 euro mensili.

Di conseguenza, conclude il Sindacato dei bancari italiani, la possibile risalita del costo dei finanziamenti assume, in questo caso, particolare importanza “proprio perché il credito al consumo è la componente che, nei primi sette mesi dell’anno, ha registrato la crescita percentuale più sostenuta per un crescente ricorso delle famiglie italiane al credito al consumo in un contesto ancora importante di inflazione e instabilità economica”.

In sintesi

  • La BCE ha rialzato i tassi di 0,25 punti, portando il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%.
  • Il credito alle famiglie è cresciuto di 12,92 miliardi di euro nei primi sette mesi del 2026, pari a +1,9%.
  • I mutui sono aumentati di 9,16 miliardi (+2,1%), raggiungendo quota 449,68 miliardi di euro a luglio 2026.
  • Il rialzo dei tassi potrebbe rendere più costosi mutui e finanziamenti, aumentando le rate per famiglie e consumatori.

FAQ

Quanto è aumentato il costo del denaro?
La BCE ha aumentato il tasso di 0,25 punti percentuali, dal 2,25% al 2,50%.

Quanto può aumentare la rata di un mutuo?
Per un mutuo da 150.000 euro, passando dal 3% al 4,5%, l’aumento mensile varia da 106,16 a 127,62 euro in base alla durata.

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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