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Il 38° rapporto congiunturale, pubblicato dall’Ufficio Studi di Confartigianato, evidenzia, per quanto concerne il mercato del lavoro, dinamiche ampiamente differenti tra di loro. A livello territoriale, tra le regioni con oltre un milione di occupati, affiorano, ad esempio, segnali di maggiore dinamismo dell’occupazione nel Centro e nel Mezzogiorno (+0,6%), mentre il Nord-Est evidenzia una flessione (-0,7%): il tutto a conferma di come la fase di rallentamento coinvolga prevalentemente le aree a maggiore vocazione manifatturiera e, quindi, più esposte alle turbolenze di natura geopolitica.
In numerosi territori la crescita del primo trimestre è risultata, comunque, superiore a quella verificata nella media del 2025: a dimostrazione del fatto che il rallentamento non presenta caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale.
Le regioni più dinamiche sono la Campania (+2,2%), la Sicilia (+0,9%), la Lombardia (+0,8%) e la Toscana (+0,7%). L’occupazione fa segnare, invece, una crescita più lenta nel Lazio (+0,3%) e nella Puglia (+0,1%), mentre ristagna (-0,2%) in Emilia-Romagna e scende in Piemonte (-1,3%) e Veneto (-1,5%).
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’andamento dell’occupazione femminile, dove, nel primo trimestre del 2026, il numero delle donne occupate è aumentato dello 0,5%, mentre l’occupazione maschile è rimasta stabile. Il contributo maggiore – come si è detto -proviene dal Mezzogiorno, dove la crescita dell’occupazione femminile (+1,5%) supera nettamente quella maschile (+0,1%), contribuendo a sostenere l’espansione complessiva del mercato del lavoro.
In diversi territori il ritmo di crescita dell’occupazione delle donne risulta, inoltre, superiore anche a quello rilevato nel corso del 2025, confermando così un progressivo ampliamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. Più in dettaglio si registrano tassi di crescita dell’occupazione femminile superiori al punto percentuale in Sicilia (+3,1%), in Campania (+2,3%), in Puglia (+1,8%), nel Veneto (+1,5%) e nel Lazio (+1,1%).
Passando poi all’analisi per per settori, il rapporto conferma come le diverse filiere stiano attraversando fasi molto differenti del ciclo economico.
La manifattura continua, ad esempio, a risentire della debolezza della domanda internazionale e pertanto, sempre nel primo trimestre del 2026, ha registrato un calo degli occupati dell’1,9% su base annua, andando, in tal modo, a peggiorare il già preoccupante -0,9% del 2025.
Il Centro ha limitato le perdite (-0,3%), mentre nelle altre principali aree produttive la flessione apparsa più evidente: nel Nord Ovest il calo è, infatti, dell’1,0%, nel Nord Est si amplia al -2,9% e nel Mezzogiorno arriva al -3,6%.
Tra le maggiori regioni, il trend dell’occupazione manifatturiera mantiene un trend positivo in Campania (+2,8%) ed in Emilia-Romagna (+1,1%), mentre sono in territorio negativo Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte e Veneto.
Il settore delle costruzioni si conferma, invece, come il comparto più dinamico, visto che, nel primo trimestre del 2026, l’occupazione è cresciuta del 5,4% su base annua, con incrementi diffusi in quasi tutte le principali regioni.
Quanto ai settore dei servizi, il rapporto di Confartigianato segnala, infine, come il quadro si mantenga sostanzialmente stabile (+0,1%), anche se emergono andamenti differenziati, con il commercio ed il turismo che aumentano dell’1,7%, mentre gli altri servizi registrano una lieve contrazione (-0,5%).
Sempre nell’ambito dei servizi, si riscontrano tassi di crescita superiori al punto percentuale in Veneto (+3,8%), Campania (+1,9%) e Toscana (+1,3%), mentre si osserva una maggiore stabilità in Sicilia (+0,2%) e Lazio (-0,1%). In Lombardia, invece, l’occupazione nel terziario scende dello 0,7%, in Piemonte dell’1,2% ed in Emilia-Romagna dell’1,6%.
Permangono, infine, le difficoltà legate al difficile reperimento del personale: un problema che, a metà 2026, interessa ancora oltre quattro assunzioni su dieci (42,0%), sebbene il fenomeno risulti in attenuazione rispetto allo scorso anno (-3,4 punti percentuali), con marcate differenze territoriali.
La mancata corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro presenta, infatti, le quote più elevate di difficoltà di reperimento in Valle d’Aosta (52,9%), Umbria (49,8%), Friuli-Venezia Giulia (49,6%), Veneto (47,8%), Lombardia (46,0%), Piemonte (44,1%) e Toscana (44,0%), mentre l’attenuazione del fenomeno è diffusa in pressoché in tutte le altre regioni italiane.
Nel commentare i risultati della sua indagine, la Confartigianato sottolinea come, in questo scenario, “la disponibilità di competenze adeguate, il rafforzamento della partecipazione femminile e la valorizzazione del lavoro autonomo rappresentino leve decisive per sostenere la dinamica del mercato del lavoro e accompagnare l’economia verso una nuova e solida fase di sviluppo”.
Quali regioni hanno registrato la maggiore crescita dell’occupazione?
Campania (+2,2%), Sicilia (+0,9%), Lombardia (+0,8%) e Toscana (+0,7%).
Quale settore ha avuto la crescita occupazionale più forte?
Il settore delle costruzioni, con un aumento degli occupati del 5,4% nel primo trimestre 2026.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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