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today28 Aprile, 2026
La trasmissione d’impresa – ossia il passaggio da un titolare ad un altro – si conferma una prove più incerte per il futuro del sistema produttivo italiano: al punto che, secondo un’indagine che la CNA ha condotto su oltre duemila imprenditori su tutto il territorio nazionale, nei prossimi anni, oltre un milione di imprese si troverà a dover fare i conti con le forti difficoltà costituite dal passaggio generazionale.
Dallo studio della Confederazione Nazionale dell’Artigianato emerge, infatti, un dato inquietante che riguarda più dell’80% degli imprenditori over 40, che hanno già affrontato la spinosa questione della trasmissione della propria attività. Tuttavia, poiché spesso dalle buone intenzione al concretizzarsi dei fatti il passo risulta troppo lungo, la ricerca CNA segnala pure il fatto che oltre la metà degli intervistati non è ancora riuscita ad avviare azioni efficaci per pianificare la trasmissione aziendale.
Trasmissione che, per la verità, si manifesta meno complicata quando avviene in ambito familiare, dove, infatti, il passaggio generazionale va a buon fine nel 63,7% dei casi.
Al contrario, forti criticità si palesano quando si cerca di cedere l’attività a dipendenti o a terzi: mancano acquirenti, risorse finanziarie e spesso anche condizioni di accordo soddisfacenti. Basti pensare che, tra chi prova a vendere sul mercato, quasi nessuno riesce a concludere l’operazione.
In sostanza, quasi il 30% delle piccole imprese deve, pertanto, affrontare notevoli difficoltà nel percorso di trasmissione. E si tratta di un dato che – spiega la CNA – “segnala una criticità strutturale che rischia di compromettere la continuità di una parte rilevante del tessuto produttivo nazionale”.
A gravare sul processo di passaggio aziendale intervengono poi anche svariati fattori esterni: dalla burocrazia eccessiva alla pressione fiscale elevata, dal costo del lavoro alla carenza di personale qualificato: tutte barriere che rallentano non solo la nascita di nuove imprese, ma anche la continuità di quelle esistenti.
Tra l’altro, il tema della trasmissione di impresa va anche ad intrecciarsi con quello della trasmissione delle competenze: cosa che si verifica soprattutto nell’artigianato dove, di solito, impresa e “saper fare” coincidono. Ed in questi casi, il rischio non è, dunque, rappresentato solamente “dalla chiusura dell’attività, ma anche dalla la perdita di conoscenze che costituiscono un patrimonio unico del Paese”.
Inoltre, il quadro descritto dall’indagine della CNA si complica ulteriormente anche alla luce delle trasformazioni demografiche, con i giovani imprenditori under 40 che, attualmente, rappresentano soltanto l’11,3% del totale, mentre a crescere è, invece, l’incidenza delle classi più anziane. E stiamo parlando di una tendenza che incide non solo sulla trasmissione delle imprese, ma anche – come si è già detto – su quella delle competenze, intese come elemento distintivo dell’artigianato e della qualità italiana.
L’analisi della CNA evidenzia pure la presenza di ostacoli strutturali che si frappongono al “fare impresa”: burocrazia eccessiva (46,2%), pressione fiscale (44%), costo del lavoro e difficoltà nel reperire personale qualificato. A questi fattori si aggiunge poi, in maniera sempre più critica, il problema dell’accesso al credito: negli ultimi anni si è, infatti, riscontrata una riduzione significativa del supporto bancario – specialmente per quanto riguarda le micro e piccole imprese – che ha penalizzato, in particolare, chi intende acquistare un’attività esistente.
Tuttavia, nonostante le difficoltà esistenti, oltre l’83% del campione intervistato si è, comunque, dichiarato complessivamente soddisfatto della propria scelta imprenditoriale. Un segnale importante, che – come osserva l’Associazione artigiana – “testimonia la resilienza e la determinazione del tessuto imprenditoriale italiano” che però, va aiutato riducendo il peso della burocrazia, facilitando l’accesso al credito ed altri strumenti mirati per sostenere chi voglia rilevare un’impresa.
Solo così – conclude la CNA – sarà possibile “garantire continuità al nostro sistema produttivo e valorizzare quel patrimonio di competenze che rende unico il Made in Italy.”
Scritto da: Ferruccio Bovio
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