Economia

Dalla guerra in Iran arriva una stangata da 24,6 miliardi per le famiglie italiane

today22 Settembre, 2026

Sfondo

Guerra in Iran: Uno studio realizzato dal C.R.C. (Centro di formazione e ricerca sui consumi), in collaborazione con Assoutenti e basato sui dati ufficiali dell’Istat, sottolinea come il conflitto mediorientale non stia producendo i suoi effetti negativi soltanto su carburanti ed energia.

Al contrario, negli ultimi sei mesi, si è, infatti, riscontrata una crescita significativa dei prezzi al dettaglio in numerosi comparti.

Ipotizzando che i listini restino sugli attuali livelli fino a fine anno, l’impatto complessivo del conflitto sulle famiglie italiane potrebbe addirittura arrivare a 24,6 miliardi di euro di spesa in più.

Il confronto sull’andamento dei prezzi

Lo studio del CRC ha, pertanto, confrontato l’andamento dei prezzi di beni e servizi in Italia dall’inizio del conflitto a oggi.

In particolare, è stato messo a confronto l’indice dei prezzi di febbraio 2026 con i dati più recenti rilevati dall’Istat, che misurano, tra le altre cose, anche l’andamento dell’inflazione.

Da questa comparazione, è emerso un aumento diffuso dei prezzi, con alcuni settori che si sono distinti per gli incrementi particolarmente rilevanti.

Informatica e tecnologia

Ad esempio, i prodotti legati all’informatica ed alla tecnologia sono risultati tra quelli più colpiti dagli aumenti di prezzo negli ultimi sei mesi. E più in dettaglio i supporti di registrazione non registrati (come schede di memoria e chiavette USB) sono saliti del 58,5%; gli accessori per l’informazione e la comunicazione (caricabatterie, custodie o cavi) del 27%; i supporti con registrazioni di suoni, immagini e video (come film in dvd e contenuti digitali) del 15,2%; i computer portatili, palmari e tablet del 14%; i videogiochi e console del 12,4%.

E si tratta di aumenti che incidono sia sui consumi delle famiglie, che sui costi per studio, lavoro e tempo libero: tutti settori nei quali i dispositivi digitali sono divenuti ormai essenziali.

I rincari nei trasporti

Tra i rincari più marcati, il CRC segnala anche quelli riguardanti i trasporti: certamente tra quelli maggiormente condizionati dai costi dei carburanti, con le tariffe dei traghetti che sono aumentate del 54,2%. Ma decisamente forti sono stati anche gli incrementi legati alla stagione estiva per quanto concerne il noleggio di articoli sportivi e per campeggio, oltre agli stabilimenti balneari: entrambi rincarati del 51%.

Quanto al settore aereo, i voli intercontinentali costano oggi, mediamente, il 36,7% in più rispetto a febbraio, quelli europei sono aumentati del 26,5% e quelli nazionali del 24,6%. Questi aumenti – commenta il CRC – “si traducono in un forte aggravio per chi viaggia per turismo o lavoro e contribuiscono alla sensazione diffusa di caro vacanze”.

Venendo poi ai costi dell’energia, l’analisi in questione segnala che: il gasolio da riscaldamento è aumentato del 31,6% in sei mesi mentre il gas naturale del 27,8%. Ovviamente, per le famiglie, questi rincari comportano bollette più elevate, con effetti destinati a farsi sentire soprattutto nei mesi invernali, quando cioè i consumi per il riscaldamento aumentano.

Gli aumenti degli alimentari

Purtroppo, spiega la presidenza di Assoutenti, “tra i beni che registrano aumenti sostanziosi ci sono anche alcuni generi alimentari”. E non a caso, nell’ultimo semestre, sono aumentati:

  • i finocchi +19,7%;
  • le fragole +15,8%;
  • i broccoli e i cavolfiori +15,7%;
  • i limoni +11,2%;
  • i kiwi +10,9%;
  • le patate +7,3%;
  • l’insalata +5,2%

E poiché gli alimentari hanno un peso determinate nel paniere di spesa delle famiglie, quando i prezzi di frutta e verdura crescono, l’effetto sull’inflazione percepita è immediato, trattandosi di acquisti frequenti e difficilmente comprimibili.

In conclusione, osservando l’andamento complessivo dei prezzi di beni e servizi, gli autori della ricerca evidenziano come “al di là delle singole voci, il conflitto in Medio Oriente abbia portato ad una crescita generalizzata dell’inflazione in Italia, con una incidenza del +2,8% sull’indice dei prezzi al dettaglio”.

In sostanza, questa maggiore inflazione significa che, a parità di consumi, ogni famiglia italiana si trova adesso a dover affrontare un aggravio di spesa potenziale di 926 euro l’anno. Pertanto, “se i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali, la stangata per la collettività dei consumatori causata dalla guerra raggiungerebbe a fine anno la ragguardevole cifra di 24,6 miliardi di euro”.

In sintesi

  • 24,6 miliardi di euro: è la possibile maggiore spesa per le famiglie italiane a fine anno se i prezzi resteranno agli attuali livelli.
  • +2,8%: è l’incidenza stimata del conflitto sull’indice dei prezzi al dettaglio in Italia.
  • Energia e trasporti: tra gli aumenti più rilevanti figurano traghetti (+54,2%), gasolio da riscaldamento (+31,6%) e gas naturale (+27,8%).
  • Alimentari e tecnologia: aumentano diversi prodotti, dai supporti informatici (+58,5%) a finocchi (+19,7%), fragole (+15,8%) e broccoli e cavolfiori (+15,7%).

FAQ

Quanto potrebbe costare alle famiglie italiane l’aumento dei prezzi legato al conflitto?
Secondo lo studio, l’aggravio potenziale è di 926 euro l’anno per famiglia, per un totale di 24,6 miliardi di euro a fine anno.

Quali sono alcuni dei prodotti che hanno registrato i maggiori rincari?
Tra gli aumenti segnalati figurano i supporti di registrazione non registrati (+58,5%), le tariffe dei traghetti (+54,2%), il gasolio da riscaldamento (+31,6%) e i finocchi (+19,7%).

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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