Economia

Le piaghe dell’ecomafia

today12 Ottobre, 2026

Sfondo
Legambiente ha recentemente presentato l’edizione 2026 del suo rapporto “Ecomafia 2026 – Le storie ed i numeri della criminalità ambientale in Italia”. E’ dal 1994 che l’Organizzazione ambientalista raccoglie dati e registra i cambiamenti delle illegalità che colpiscono l’ambiente e i territori italiani.

Si tratta di un complesso lavoro di analisi che viene svolto in collaborazione con le Forze dell’Ordine, con le Capitanerie di Porto, con la magistratura e con chi, comunque, si impegna quotidianamente per la tutela dell’ambiente e della legalità. Pertanto, il Rapporto in questione raccoglie e analizza dati, inchieste e storie provenienti da tutto il Paese per descrivere dimensioni e trasformazioni dei fenomeni criminali che interessano l’ambiente.

I settori dell’illegalità ambientale

In sostanza, “Ecomafia” si occupa di traffici e gestione illegale dei rifiuti, di abusivismo edilizio, di reati contro gli animali e contro il patrimonio culturale, di illeciti nel settore agroalimentare, di incendi e di corruzione, mettendo insieme numeri e vicende reali al fine di segnalare le modalità di azione adottate da ecocriminali ed ecomafiosi, indicando quali siano gli strumenti più idonei per contrastarli.

Rifiuti, illeciti e organizzazioni ecocriminali

Nel 2025 è stata l’illegalità nel ciclo dei rifiuti – dalle discariche abusive ai traffici illeciti – ad emergere maggiormente tra i reati che coinvolgono l’ambiente: e lo ha fatto in una misura che non si riscontrava dal 2018, dopo gli anni del boom dei reati relativi al ciclo del cemento.

Una delle principali novità che questa edizione del Rapporto denuncia, è quella concernente la crescente complessità delle organizzazioni ecocriminali, anche di stampo mafioso. E la cosa vale certamente non solo per il ciclo illegale dei rifiuti, ma anche per quello del cemento, per gli incendi boschivi e di vegetazione e per i reati contro gli animali.

Tuttavia, a questo stato di accentuata pericolosità, si accompagna anche un quadro più mitigato rispetto alla forte crescita numerica degli episodi registrati nel biennio 2023-2024: infatti, nel 2025, i reati ambientali sono stati 35.735, ossia il 12% in meno rispetto al 2024, nonostante un numero di controlli sostanzialmente stabile.

L’impatto dell’illegalità resta, comunque, assai elevato, con quasi 98 reati al giorno: e cioè, 4,1 ogni ora. Ad aumentare sono, inoltre, pure gli illeciti amministrativi, giunti a 77.895: l’11,4% in più in un anno. Nel complesso, il totale delle violazioni alle normative ambientali raggiunge così la cifra record di 113.630: pari a 311 al giorno e 13 ogni ora.

Incendi boschivi e filiera agroalimentare

In controtendenza rispetto alla flessione complessiva dei fatti penali di cui si è detto, risultano, invece, essere gli incendi boschivi e di vegetazione che, purtroppo, sempre nel 2025, hanno raggiunto i 1.908 episodi, con un aumento del 25,9%, mentre gli ettari andati in fumo sono stati 96.517: addirittura il 90% in più.

Un forte incremento delle attività illegali si è verificato anche nell’ambito della filiera agroalimentare, con 67.677 tra reati e illeciti amministrativi, corrispondenti ad un 46% in più rispetto al 2024 e con sequestri e sanzioni per 968 milioni di euro.

La “green corruption” e le inchieste giudiziarie

Altro aspetto negativo sul quale si sofferma il rapporto di Legambiente, è quello che riguarda l’intrecciarsi sistematico dei diversi fenomeni d’illegalità ambientale con la cosiddetta “green corruption”.

Ed a questo proposito, dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, sono state censite 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Oltre la metà delle indagini ha riguardato Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma tra le regioni più interessate compaiono anche Lombardia e Lazio.

Il coinvolgimento dei clan e il business illegale

Infine, la presenza di strutture criminali sempre più organizzate emerge anche dai dati relativi al coinvolgimento dei clan: sono, infatti, 393 quelli che sono stati individuati dal 1995 al 2025: 15 in più negli ultimi due anni. E direttamente correlata a questo fenomeno di natura mafiosa, è anche la crescita finanziaria del business illegale, che viene oggi stimato in 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024.

Se, da un lato, le filiere della transizione ecologica – in rapida espansione e caratterizzate da elevata redditività – hanno, evidentemente attirato l’interesse di realtà criminali e reti speculative, dall’altro l’ampiezza del settore dei rifiuti e la quantità di denaro che vi gravita ancora ha, comunque, continuato a rappresentare, per esse, un’attrattiva altrettanto appetibile.

In sintesi

  • Nel 2025 i reati ambientali in Italia sono stati 35.735, in calo del 12% rispetto al 2024, ma le violazioni complessive hanno raggiunto quota 113.630.

  • Gli incendi boschivi e di vegetazione sono aumentati del 25,9%, con 96.517 ettari andati in fumo.

  • I reati e gli illeciti amministrativi nella filiera agroalimentare sono cresciuti del 46%, raggiungendo quota 67.677.

  • Il business illegale dell’ecomafia è stimato in 11,5 miliardi di euro. Dal 1995 al 2025 sono stati individuati 393 clan coinvolti nei reati ambientali.

FAQ

Che cosa denuncia il rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente?

Il rapporto evidenzia la diffusione dei reati ambientali, la crescente organizzazione delle reti criminali e il legame tra illeciti, corruzione e attività economiche.

Quanto vale il business illegale dell’ecomafia in Italia?

Nel 2025 il giro d’affari illegale è stato stimato in 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024.

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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