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In occasione della Giornata Europea del Biologico (European Organic Day), la Confagricoltura si è soffermata ad analizzare i dati forniti, per il 2025, dall’ISMEA (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), secondo i quali l’Italia, con 2,37 milioni di ettari coltivati a biologico, ha perso il 5,4 % delle superfici rispetto all’anno precedente.
Si tratta di un calo dovuto, principalmente, al crollo del 24,4% delle aree in conversione: un dato che riguarda in particolare i prati dei pascoli. In leggero calo risulta anche il numero degli operatori del settore, sceso, dell’1,8%. Pertanto, mentre cresce il consumo dei prodotti biologici, diminuiscono le superfici ad essi dedicate.
Per le aziende del settore sta diventando, infatti, sempre più difficile far quadrare i bilanci, tra le avversità climatiche che penalizzano gravemente le colture, l’aumento dei costi di produzione, il peso degli adempimenti amministrativi e un quadro internazionale sempre più inquieto. Oggi, nel nostro Paese, le imprese agricole bio sono 85.443 e gli operatori biologici totali 95.386, in calo (come si è detto) dell’1,8%.
Numeri più confortanti sono, invece, quelli che riguardano i consumi domestici dei prodotti bio che salgono, infatti, del 9,2 %, superando nettamente le performance del comparto agroalimentare convenzionale. E questo trend sta proseguendo anche nel 2026, visto che, nei primi sei mesi dell’anno, le vendite hanno fatto segnare un ulteriore incremento del 4%.
Il comparto rappresenta, attualmente, il 4% del valore complessivo dell’agroalimentare italiano e contribuisce, inoltre, a rafforzare il rapporto di fiducia tra agricoltori e consumatori: ciò nonostante, molte aziende agricole del settore – non riuscendo ad affrontare le difficoltà sempre più incalzanti – negli ultimi mesi hanno deciso di abbandonare il sistema produttivo certificato.
Ed a questo proposito, la Federazione Nazionale Agricoltura Biologica (aderente a Confagricoltura) segnala il fatto che “l’attuale contesto normativo e le dinamiche di mercato gravano troppo sulle imprese agricole, minacciandone la redditività”. Di conseguenza, occorre garantire una concorrenza leale (compresi standard uguali per le importazioni) e valorizzare, ovunque sia possibile, le produzioni biologiche italiane.
In questo senso – sempre secondo la Federazione – il nuovo Marchio Biologico Nazionale è il segnale che, come Paese, “si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori, attraverso un logo appositamente dedicato”. Grazie al Marchio del Biologico Italiano – un logo gratuito e su base volontaria – diventerà, infatti, molto più agevole identificare i prodotti realizzati esclusivamente con materia prima biologica coltivata in Italia.
Tra l’altro, il nuovo marchio rappresenta anche uno strumento utile a contrastare il cosiddetto “Italian Sounding”, vale a dire l’uso improprio di richiami all’italianità su prodotti che nulla hanno a che vedere con il nostro Paese, oltre che a garantire una maggiore tutela per i consumatori che scelgono il biologico.
Tra i commenti, raccolti nel corso della Giornata Europea del Biologico, quello della presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, ha sottolineato “il paradosso tra consumi in aumento e produzione in frenata”, da intendersi come “il segnale di un bivio politico non più rinviabile”: è, infatti, giunto il momento in cui decidere quale modello agricolo si intenda adottare nei prossimi anni.
Secondo FerBio, il biologico ha già ampiamente dimostrato come sia possibile produrre cibo tutelando la salute del suolo e dei cittadini, rafforzando, al tempo stesso, la capacità dell’agricoltura di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Purtroppo, in questa fase, a penalizzare le aziende, concorrono soprattutto l’incertezza sul futuro della Politica Agricola Comune e l’eccesso di adempimenti burocratici, che colpiscono in particolare le piccole e medie realtà agricole.
Il rischio, avverte ancora FederBio, è quello che il ritardo normativo finisca poi per favorire le importazioni di prodotti bio dall’estero a scapito della produzione italiana. Per queste ragioni, la stessa Federazione chiede, alle istituzioni competenti, una maggiore semplificazione delle procedure ed un sostegno più concreto alle filiere, in vista sia del nuovo Piano d’Azione Nazionale per il Biologico, che della riforma della Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034, il cui negoziato, a livello europeo, dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre.
Perché diminuiscono le superfici coltivate a biologico?
Tra le cause indicate ci sono costi di produzione, difficoltà climatiche, adempimenti burocratici e incertezza normativa.
Come stanno andando i consumi di prodotti biologici?
I consumi sono in crescita: +9,2% nel 2025 e +4% nei primi sei mesi del 2026.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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