Economia

Imprese senza eredi

today9 Settembre, 2026

Sfondo

Dallo studio “Imprese senza ricambio”, pubblicato dalla CNA e dedicato al rischio del mancato passaggio generazionale tra gli imprenditori, emerge che quasi 315mila titolari di imprese individuali in Italia hanno almeno 70 anni, mentre si restringe rapidamente l’area dei giovani che potrebbero raccoglierne il testimone.

A giugno 2025 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni erano, infatti, 314.824, pari al 10,7% del totale. Dieci anni prima erano 290.328 e ne costituivano l’8,9%.

Gli imprenditori anziani sono, pertanto, aumentati di quasi 25mila unità, nonostante, nello stesso periodo, il numero complessivo dei titolari individuali sia diminuito.

La riduzione dei giovani

Questa tendenza diventa ancora più allarmante se osservata unitamente all’evoluzione demografica e imprenditoriale dei giovani, visto che, tra il 2015 e il 2026, la popolazione italiana compresa fra i 20 ed i 39 anni si è ridotta di circa 1,4 milioni di persone, quasi il 10%.

Inoltre, tra il 2014 ed il 2024, le imprese giovanili sono calate di oltre 153mila unità: ossia, del 24%.

I settori più interessati

A livello settoriale, il fenomeno dell’invecchiamento è particolarmente evidente nell’agricoltura, dove oltre 160mila titolari hanno almeno 70 anni, pari al 28,3% del totale. Nel commercio sono, invece, quasi 59mila, mentre nelle costruzioni superano le 19mila unità, nel manifatturiero le 18mila, nelle altre attività di servizi sono circa 14mila e nell’alloggio e ristorazione vanno oltre le 12.600 unità.

Considerando poi anche le percentuali degli ultrasettantenni sulla platea dei titolari, tra i grandi comparti emergono, oltre all’agricoltura, il manifatturiero con un’incidenza del 9,6%, il trasporto e magazzinaggio con l’8,4%, il commercio con il 7,8% e l’alloggio e ristorazione con il 6,6%.

E si tratta di dati che assumono una rilevanza particolare nei settori nei quali competenze tecniche, conoscenza del mestiere, relazioni con la clientela e patrimonio professionale sono difficilmente sostituibili in tempi brevi.

Il calo dell’imprenditoria giovanile

Lo scenario diviene ancora più preoccupante se si considera anche l’altra faccia del fenomeno: e cioè, quella che concerne l’arretramento dell’imprenditoria giovanile. Infatti, tra il 2014 e il 2024, le imprese guidate da giovani sono diminuite soprattutto nelle costruzioni – con quasi 40mila attività in meno (-38,7%) – nel commercio, dove la riduzione ha superato le 66mila imprese (-36,2%) e nell’industria, che ha perso più di 14mila imprese giovanili (-35,9%). Nel turismo la flessione è stata, infine, di oltre 11mila unità (pari al 18,3%).

Per la verità – spiega l’analisi della Confederazione Nazionale dell’Artigianato – non tutti i comparti mostrano la stessa tendenza. Ad esempio, nei servizi alle imprese, le attività giovanili sono cresciute del 3,5%, mentre in agricoltura e pesca risultano sostanzialmente stabili.

Una differenza che rivela, quindi, anche un cambiamento nella direzione scelta dai nuovi imprenditori, ponendo il problema della continuità di alcuni settori tradizionali del sistema produttivo italiano.

Il rischio del mancato ricambio

Il rischio maggiore – sempre secondo la CNA – si manifesta, dunque, proprio là dove le due dinamiche si sovrappongono: quando cioè, aumentano gli imprenditori prossimi all’uscita, mentre diminuiscono i giovani disponibili a subentrare.

Ed è il caso, in particolare, di “comparti come manifattura, costruzioni e commercio, fondamentali per la diffusione territoriale delle piccole imprese e dell’artigianato”.

Le province più coinvolte

Guardando all’incidenza percentuale degli ultrasettantenni, il valore più elevato si registra a Grosseto, dove ha almeno 70 anni il 18,7% dei titolari individuali, seguita da Viterbo con il 17,9%, Chieti e Trapani con il 17,6%: e si tratta di una distribuzione geografica che non coincide semplicemente con la tradizionale frattura tra Nord e Sud, ma individua soprattutto i territori nei quali all’invecchiamento degli imprenditori si accompagna un progressivo indebolimento della base demografica e imprenditoriale più giovane. Non a caso, l’aumento più consistente degli imprenditori over 70 si registra a Enna, seguita da Crotone, Chieti e Vibo Valentia.

Invece, in quanto a valori assoluti, il fenomeno assume le dimensioni maggiori nelle grandi province, con Napoli che conta oltre 11.600 titolari ultrasettantenni, Roma più di 10.200, davanti a Milano, Torino e Foggia.

Il passaggio generazionale

Nel commentare i risultati di questa ricerca, il presidente della CNA, Dario Costantini, ha sottolineato come il passaggio generazionale sia una delle grandi questioni di politica industriale che l’Italia deve affrontare. Infatti, “ogni impresa che chiude perché non trova qualcuno disposto a continuarla non rappresenta soltanto la perdita di un’attività economica”, ma è anche una dispersione di competenze, professionalità e relazioni con clienti e fornitori che costituiscono un patrimonio costruito in decenni di lavoro.

Una politica per la trasmissione d’impresa

Tuttavia, sempre per la CNA, il tema non può essere affrontato soltanto come una questione ereditaria, poiché quella che serve è una “vera politica per la trasmissione d’impresa, favorendo l’incontro tra imprenditori che intendono uscire dall’attività e potenziali subentranti, accompagnando il trasferimento delle competenze e rendendo più semplice l’accesso al credito per chi rileva un’azienda”.

Non possiamo permetterci – ha poi concluso Costantini – di perdere imprese sane soltanto perché manca il ricambio”: pertanto, “in un Paese che deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e con sempre meno giovani, aiutare la trasmissione delle imprese significa difendere capacità produttiva, occupazione e futuro dei territori”.

In sintesi

  • 314.824 titolari di imprese individuali hanno almeno 70 anni, pari al 10,7% del totale.
  • Tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili sono diminuite di oltre 153mila unità, con un calo del 24%.
  • Agricoltura, manifatturiero, costruzioni e commercio sono tra i settori più esposti al problema del ricambio generazionale.
  • La CNA chiede una politica per favorire la trasmissione delle imprese, sostenendo l’incontro tra imprenditori uscenti e nuovi subentranti.

FAQ

Quanti sono gli imprenditori over 70 in Italia?
A giugno 2025 erano 314.824, il 10,7% dei titolari di imprese individuali.

Qual è il rischio principale legato al mancato ricambio generazionale?
La chiusura di imprese sane e la perdita di competenze, professionalità e relazioni costruite nel tempo.

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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